Omosessuale dichiarato, cattolico e contrario ai matrimoni gay. “La Chiesa ha ragione a vietare le nozze per tutti” è lo slogan di Philippe Ariño, attivista francese tra i fondatori di Manif pour Tous, un movimento di opposizione al matrimonio omosessuale e a difesa “del diritto per ogni bambino ad avere una madre e un padre”. Nato nel 1980 da una famiglia profondamente cattolica, Ariño è professore di spagnolo e scrittore. Nel suo ultimo libro, “Omosessualità controcorrente. Vivere secondo la Chiesa ed essere felici” (Effatà Editrice) teorizza la violenza dei rapporti omosessuali e il suo percorso “per superare questa ferita”. Ma lui non vuole essere considerato un gay pentito: “Ho solo scoperto come conciliare le mie pulsioni e il cristianesimo attraverso la castità”.

Come si conciliano omosessualità e religione?
Riconoscendo che Gesù ci accoglie nonostante i nostri difetti, peccati e limiti.

Dai 29 ai 31 anni ha avuto rapporti omosessuali. ­­Poi ha scelto la castità. Perché?
Non solo ho preferito la castità, ma ho anche scelto la continenza – cioè il dominio di sé nell’istinto sessuale – che è l’unica via che la Chiesa propone ai gay. Le mie relazioni con gli uomini non mi appagavano completamente, e ho capito che il problema dipendeva dall’assenza di ‘differenza di sesso’ nella coppia. I rapporti tra gay possono soddisfare ma non appagano l’anima. La continenza, invece, è come vivere una liberazione. E quando uno elimina i sentimenti omosessuali la vergogna se ne va.

Il rapporto omosessuale non la rendeva felice?
No, mi piaceva. Però non sopportavo la menzogna della coppia gay: la confusione tra amicizia e amore, il rifiuto della differenza di sesso. Pensavo di fare qualcosa di giusto, ma non lo stavo facendo.

Quindi porta avanti una battaglia contro i matrimoni gay.
Una legge a favore dei “matrimoni per tutti” eliminerebbe la necessaria condizione di amore tra un uomo e una donna, imprescindibile per il benessere di ogni essere umano. Sarebbe quindi una legge omicida perché negherebbe il diritto ad avere un padre e una madre. Diritto che invece deve essere difeso proprio dallo Stato.

Secondo lei cosa accade a un bambino che cresce in una famiglia omosessuale?
Gli manca l’amore dei genitori biologici. Un vero e proprio dramma che spesso porta a conseguenze violente e dolorose.

Nel suo ultimo libro scrive che l’omosessualità è una ferita da superare.
Molti gay hanno superato la loro ferita capendo come questa scelta non porta a una pienezza amorosa. Altri hanno scoperto Dio e il tesoro che è racchiuso nella differenza di sesso. Chi invece continua a sentire il desiderio omosessuale, può donare la sua ferita agli altri attraverso l’amicizia, l’aiuto dei poveri, l’azione politica o artistica, la santità.

Crede che Papa Francesco si stia aprendo nei confronti dei gay?
No. E meno male. Al momento, il Papa ha soltanto detto di volere accogliere gli omosessuali e proporgli un cammino di verità e carità. Ammettere l’esistenza di qualcosa non vuol dire giustificarla. Infatti la Chiesa non può accettare il desiderio omosessuale, né un amore omosessuale. Anche se presentato come casto.

Cosa chiederebbe a Bergoglio?
Di consigliare la castità agli omosessuali. Il Papa dovrebbe anche parlare della violenza che si cela dietro i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso. E dovrebbe proporre ai gay un cammino di santità per usare il desiderio omosessuale come dono verso l’umanità. Se Dio permette che gli omosessuali esistano è solo per una ragione superiore: la santità. Noi omosessuali possiamo essere evangelizzatori di prima categoria – anche moderni e divertenti – proprio grazie alla combinazione tra la nostra ferita e il suo superamento grazie alla forza di Dio.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Giornata della memoria, per ricordare la persecuzione degli omosessuali

prev
Articolo Successivo

Roma, approvato il registro delle unioni civili. Marino: “Segno di civiltà e rispetto”

next