Il senatore Lucio Barani, eletto con il Pdl e ora iscritto al gruppo parlamentare Grandi autonomie e libertà, grande elettore per il presidente della Repubblica, è stato rinviato a giudizio per disastro e omicidio colposo plurimo per l’alluvione di Aulla dell’ottobre 2011, nel quale persero la vita due persone. Secondo l’accusa approvò provvedimenti urbanistici con “negligenza ed imprudenza” ed eludendo le “norme in materia urbanistica”. Barani è stato sindaco di Aulla per il Psi per 14 anni, dal 1990 al 2004; proprio il periodo finito sotto la lente della Procura per una serie di permessi per la costruzione di case, scuole, edifici, palazzi nell’alveo del fiume Magra: un’area, prima soggetta alle misure di salvaguardia, e poi dichiarata a “rischio idraulico molto elevato” con delibere dell’Autorità di bacino e dei consigli regionali di Toscana e Liguria. Il processo inizierà l’11 giugno e con lui andranno a giudizio altri 10, tra dirigenti e amministratori locali, accusati a vario titolo di omicidio e disastro colposo.

Tra questi il successore del senatore craxiano Roberto Simoncini (a capo di una coalizione di centrosinistra e poi sfiduciato), accusato di non aver dato l’allarme “malgrado gli avvisi meteo di criticità elevata”. E Stefano Michela, ex dirigente alla difesa del suolo della Provincia di Massa Carrara, adesso trasferito alla protezione civile, indagato anche per l’alluvione di Carrara del 5 novembre scorso. L’uomo, in altre parole, che alle svariate segnalazioni di infiltrazione nell’argine del Carrione che si sbriciolò rassicurò scrivendo che “la problematica segnalata non risulta presentare criticità di tipo strutturale”. In questo processo l’ingegnere dovrà rispondere di disastro colposo (oltre alle già citate costruzioni nell’alveo del fiume) per il mancato collaudo della cassa di espansione di Chiesaccia (Villafranca in Lunigiana) realizzata per conto della Provincia sotto il suo coordinamento. Un’area che presentava “motivi di criticità/inidoneità sotto il profilo del corretto funzionamento – si legge nel decreto di citazione del gup, Antonia Aracri – e della prevedibile presenza di pericoli per l’incolumità e la vita altrui”.

Le richieste di rinvio a giudizio erano inizialmente 12, ne sono state accolte 11. Il gup ne ha respinta una: quella per l’ex presidente della Provincia Osvaldo Angeli (Pd). “Un rinvio a giudizio non significa giustizia”, commenta all’uscita dell’udienza a ilfattoquotidiano.it quasi in lacrime Simonetta Fiorentini, figlia di una delle vittime. “Questo è solo l’inizio di un lungo processo che spero si concluda con le condanne di tutti i colpevoli. Lo devono a mia mamma”.

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