Per il disastro dell’alluvione di Carrara causato dalla rottura dell’argine del torrente Carrione ci sono i primi due indagati. Sono due tecnici. Franco Del Mancino è progettista e direttore dei lavori dell’argine, cioè colui che lo ha certificato (per i lavori sotto i 500mila euro non serve il collaudo). E Stefano Michela, ex dirigente alla difesa del suolo della Provincia, adesso dirigente alla protezione civile: l’uomo che alle svariate segnalazioni di infiltrazioni nell’argine rassicurò tutti scrivendo che “la problematica segnalata” come scrisse “non risulta presentare criticità di tipo strutturale”. Fu proprio Michela, poco tempo prima che l’argine di oltre 100 metri crollasse, a sostenere che tutto fosse regolare. Il procuratore capo Aldo Giubilaro – che insieme al sostituto Vito Bertoni coordina le indagini – spiega che non saranno né i primi né gli ultimi. Ma la notizia di cronaca ha un doppiofondo: Michela, infatti, è già imputato anche per un’altra alluvione della provincia di Massa Carrara, quella che il 25 ottobre 2011 colpì Aulla: morirono due persone. In più è indagato per alcuni reati ambientali per una storia di mancate autorizzazioni a emissioni e rifiuti per la falegnameria di una scuola.

L’inchiesta sui 20 chilometri del Carrione
L’inchiesta della Procura sull’alluvione del 5 novembre non si concentra solo sull’argine crollato che ha causato l’esondazione, ma sulla manutenzione dell’intero percorso del Carrione, 20 chilometri dai monti al mare. Per esempio ci sarà da approfondire il ruolo che hanno avuto i detriti delle cave di marmo. L’ipotesi di reato è disastro colposo. Il procuratore capo Giubilaro precisa che gli “imputati potrebbero essere altri dal momento che questa è la prima fase dell’indagine che si concentra solo sull’argine. Ci sarà adesso l’atto irripetibile e continueranno le indagini a 360 gradi su tutto il Carrione e su tutte le persone che hanno in qualche modo a che fare con il corso d’acqua. Vogliamo risalire alle responsabilità dell’evento alluvionale più velocemente possibile, ma con la dovuta accortezza, per evitare che una settimana in meno di lavoro comprometta poi l’esito delle indagini stesse”.

Permessi edilizi e allarmi non dati: il disastro di Aulla 2011
Per l’alluvione di 3 anni fa Michela è imputato insieme a altri 12 tra tecnici ed ex amministratori del Comune di Aulla e della Provincia, come il senatore del Gal Lucio Barani, sindaco del comune lunigianese dal 1990 al 2004 per il Psi, il suo successore Roberto Simoncini (a capo di una coalizione di centrosinistra, spodestato lo scorso anno da una mozione di sfiducia) e l’ex commissario della Provincia, Osvaldo Angeli (Pd) in carica fino allo scorso ottobre. I magistrati contestano l’allarme non dato alla popolazione (nonostante un’allerta meteo alta), il mancato collaudo della cassa di espansione di Chiesaccia e, soprattutto, la costruzione di numerosi edifici dal 1994 in poi all’interno dell’alveo del fiume Magra; un’area, prima soggetta alle misure di salvaguardia, e poi dichiarata a “rischio idraulico molto elevato” con delibere dell’Autorità di bacino e dei consigli regionali di Toscana e Liguria. Nonostante tutto, per 13 anni, sono stati rilasciati permessi per la costruzione di case, palazzi, scuole, negozi, finiti poi tutti sotto il fango. Sotto la lente della giustizia ci sono varianti al regolamento urbanistico, l’ampliamento della scuola elementare (1995), varianti al piano di recupero di alcuni viali, il piano particolareggiato centro Fiere e ancora ampliamenti di negozi, banche, centri commerciali, abitazioni, la realizzazione del capolinea del bus. Tutto spazzato via dal fango il 25 ottobre del 2011.

Ma la Provincia valutò positivamente il dirigente indagato
Anche in questo caso Michela è accusato di disastro colposo come responsabile nell’ambito della progettazione e realizzazione di opere di architettura o di ingegneria ad Aulla (con lui anche i suoi precedessori Giovanni Menna e Gianluca Barbieri). Il gup si pronuncerà a gennaio sulla richiesta di rinvio a giudizio, ma intanto quell’iscrizione nel registro degli indagati (arrivata nel 2013) non ha intaccato minimamente il suo ruolo nell’ente. Anzi, la Provincia lo ha sempre valutato positivamente scrivendo in una relazione di tre anni fa che “ha raggiunto il 93% degli obiettivi preposti”. Ma non solo: nel 2011 ha avuto anche un premio finale di 4.392 euro, raddoppiato poi nel 2012 con ben 9.842 euro (con uno stipendio base di circa 43mila euro più oltre 23mila legati all’incarico, nel 2013). Solo nelle settimane scorse è stato rimosso dal suo incarico, ma solo perché è stato trasferito a dirigere l’ufficio della pianificazione rurale e forestale, protezione civile, programmazione sviluppo economico e territoriale, trasporto pubblico locale. Nel valzer di poltrone, è finito al suo posto Gianluca Barbieri, prima direttore dell’area Programmazione e gestione del territorio, anche lui indagato nell’alluvione di Aulla. I cambi di incarico furono motivati così dal presidente della Provincia Narciso Buffoni (Pd): “Non poteva più svolgere il suo incarico serenamente dopo i continui attacchi”. La Provincia di Massa Carrara,