Via le slot machine, meno tasse da pagare. La lotta alla diffusione del gioco in Sardegna si fa via modello F24. Quello con sui si pagano le tasse a carico delle piccole attività, in questo caso i bar. Succede ad Assemini, centro dell’hinterland cagliaritano, 26mila abitanti, unico nell’isola con un sindaco del Movimento 5 Stelle, Mario Puddu. Qui, come succede a volte nelle cittadine di provincia, c’è chi passa la giornata a cercar la fortuna e la combinazione vincente. Molto spesso, a vuoto. E non basta a fermare i malati del gioco l’adesivo all’ingresso sui rischi, la pubblicità progresso ha i suoi limiti. Mentre le macchinette sono a portata di mano: entri, paghi, giochi.

L’iniziativa, le agevolazioni – Ecco quindi l’iniziativa: riduzione del 5 per cento sulla Tari, tassa sui rifiuti, agli esercenti che rinunciano a videopoker, slot machine, ma anche a Gratta e vinci, Lotto e Supernalotto. Si punta così a fare semplice prevenzione ed evitare che il diversivo all’ora dell’aperitivo diventi patologia. E trascini sul baratro intere famiglie che spesso vivono di sussidi, pensioni o redditi comunque ridotti. In una Regione che vanta un tasso di disoccupazione al 17,5%, superiore a quello nazionale di circa tre punti percentuali.

“Il senso – spiega il sindaco Puddu a ilfattoquotidiano.it – è quello di un piccolo incentivo accompagnato ad altre iniziative di sensibilizzazione. Lo sconto sulla tassa comunale dei rifiuti è una caramella rispetto agli introiti che una macchinetta è in grado di generare. Basti pensare che in una sola settimana i baristi possono incassare varie centinaia di euro a fronte di uno sgravio che, calcolato su 2mila euro annuali, può essere appena di 100 euro. Di più non si può fare, peserebbe troppo sugli altri cittadini”. Insomma, la motivazione dei titolari illuminati deve essere forte al di là dello sconto. Ma è comunque un primo passo.

Difficile avere dati certi, ma in un centro medio i calcoli si fanno anche con gli occhi: “Ad Assemini si gioca e tanto, basta dare uno sguardo. A volte pensionati e casalinghe sembrano in fila, invece seguono concentrati l’uscita di un numero nei monitor in alto. Ovviamente sono un osservatore discreto, ma al Comune conosciamo bene le difficoltà delle famiglie e le continue richieste di aiuto”. E ancora: “La verità è che siamo bombardati, l’offerta è talmente alta… L’esposizione mediatica delle vincite fa il resto”.

I numeri – In tutta la Sardegna ci sono oltre alle sale dedicate (bingo, videogiochi e agenzie di scommesse) ben 12mila slot machine attive, secondo i dati della Confindustria regionale. E stando ai report dei Serd (Servizi per le dipendenze) che si occupano ormai da anni anche di ludopatia giocano (e perdono) di più coloro che appartengono alle fasce sociali più deboli: chi non ha un lavoro, i pensionati. La media regionale di spesa pro capite supera i 600 euro.

Il record di Sassari e gli altri Comuni – Alla spicciolata anche altri Comuni hanno preso la strada degli incentivi o sgravi fiscali per la dismissione delle macchinette. Tra tutti Sassari che vanta anche il primato di giocatori (quarta città d’Italia nel 2013) e un’alta densità di slot machine: una ogni 70 abitanti, contro la media nazionale di una ogni 150. Nel capoluogo del Nord Sardegna è appena stato approvato un regolamento: ai negozianti che fanno da spalla all’amministrazione per dire ‘no’ al gioco ci saranno rimborsi di tasse fino a mille euro. Sulla stessa scia l’iniziativa del Comune di Bari Sardo, in Ogliastra.

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