La manina o manona che ha introdotto la norma “Salva-Berlusconi” ha un cuore antico. Da oltre un ventennio c’è sempre un’anima bella, avvolta nelle diverse bandiere del centrosinistra, che, al momento opportuno, interviene per lanciare la ciambella di salvataggio all’ex Cavaliere. Dal ‘patto della crostata’ alla Bicamerale, sino alla squallida farsa di queste ore, è sempre accaduto qualcosa che ha reso impossibile la risoluzione del conflitto di interessi e persino la definizione dei criteri di incandidabilità ed ineleggibilità.

“Mancano i voti…Non è il momento opportuno…I cittadini non mangiano con il conflitto di interessi…Berlusconi è legittimato dai milioni di voti…”, queste alcune delle motivazioni utilizzate nelle diverse stagioni, anche da alcuni di coloro che oggi, dentro il suo partito, puntano il dito contro Renzi.

 

Questa volta sono andati oltre: la norma sembra essere caduta dal cielo, forse l’ha introdotta con un colpo a sorpresa il mago Silvan, dal momento che nessuno intende assumerne la paternità o la maternità. Sia come sia, quanto è accaduto, conferma, una volta di più l’assoluta e sconcertante continuità che, almeno in questa materia, regna tra il passato ed il presente, a conferma della perdurante presenza ed influenza dei gruppi di pressione e di influenza che hanno segnato l’ultimo ventennio.

In tutta questa vicenda, spiace dirlo, i più trasparenti si sono rivelati Berlusconi e i suoi legali che non hanno avuto remora alcuna a spiegare come la norma sulla frode fiscale sia stata da loro auspicata, sollecitata e voluta, anche perché avrebbe consentito la ricandidatura dell’ex Cavaliere. Per queste ragioni non basta chiedere, e ci mancherebbe altro!, il ritiro della norma della vergogna e neppure le dimissioni dell’autore, ma occorre contestualmente sollecitare l’approvazione immediata delle norme sul conflitto di interesse, sulla incandidabilità ed ineleggibilità, sul radicale superamento della legge Gasparri.

Quello è il cuore della anomalia italiana: l’inedito intreccio tra politica, affari, media, che condiziona ancora le istituzioni e altera la dialettica democratica. Se davvero si vuole cambiare verso, bisogna ripartire da questo punto e recidere l’intreccio perverso che continua ad operare e a seminare guasti politici ed etici.

Da tempo sono stati depositati progetti presentati da diversi parlamentari del Pd, di Sel, dei 5 stelle, del gruppo misto. Possibile che, almeno su questa materia, alla luce della brutta vicenda di queste ore, non siano in grado di unificare i loro testi e di chiedere che la discussione sul conflitto di interesse sia portata in aula?

Se e quando questa accadrà, sarà finalmente possibile dare un nome certo a quella manina o mano a che ha voluto ed imposto l’ultima versione delle leggi della vergogna. Sarà il caso di farlo subito, anche per impedire che il prossimo inquilino del Quirinale invece di essere il teorico garante dell’interesse generale, possa essere scelto dalle sole dita della manina che ha segnato e sfregiato gli ultimi venti anni.

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