Quaranta ragazzi, secondo alcuni testimoni sul posto, sono stati rapiti da presunti militanti di Boko Haram in un remoto villaggio del nordest della Nigeria. Un gruppo di uomini armati, sospetti combattenti della setta islamista radicale, è arrivato a Malari. Nessuno ha sparato, né ucciso. “Hanno portato via 40 giovani, in gran parte di età compresa tra 15 e 23 anni”, ha raccontato un testimone, spiegando che nel villaggio non è rimasto nessun giovane.

Il gruppo terrorista di Boko Haram è noto per i sequestri di massa. I ragazzi sono usati come combattenti, le ragazze come schiave sessuali. Il caso più noto è quello delle 200 studentesse rapite da una scuola e di cui si sono perse le tracce. I loro parenti hanno perso la speranza che il governo le ritrovi e salvi, e hanno fatto appello per avere aiuto dall’Onu. Un gruppo che rappresenta i familiari delle rapite, ha riferito una portavoce dei genitori, Bukola Shonibare, ha incontrato il mese scorso funzionari di Un Women (Ente dell’Onu per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile), il capo della missione dell’Onu in Nigeria e funzionari dell’ufficio dell’Onu nell’Africa occidentale. Il gruppo si è rivolto inoltre all’Unicef. “Se il governo non è in grado di agire, chiediamo all’Onu di intervenire e aiutarci, e se loro rifiuteranno, semplicemente non sapremo cosa fare”, ha detto a Reuters il reverendo Enoch Mark, le cui due figlie sono state rapite. A otto mesi dal sequestro, avvenuto nella città di Chibok, nello Stato nordorientale di Borno, i genitori delle studentesse non sanno ancora quali azioni abbia adottato il governo nigeriano per ritrovare le ragazze.

→  Sostieni l’informazione libera: Abbonati rinnova il tuo abbonamento al Fatto Quotidiano

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

AirAsia, aereo malese non era autorizzato a volare: stop licenza su rotta Singapore

next
Articolo Successivo

Londra, allarme ecstasy killer: 4 morti. “Amnistia per chi consegna le pastiglie”

next