Parla Martina Levato, la studentessa bocconiana arrestata per aver lanciato dell’acido contro il 22enne Pietro Barbini, il 28 dicembre a Milano. Lo fa dal carcere, per scagionare il suo compagno Alexander Boettcher, 30 anni: “Alexander non c’entra nulla, sono stata soltanto io e l’ho fatto perché Pietro mi infastidiva, non è mai stato il mio ragazzo, ma mi faceva avances di continuo”.

Stamani il legale della Levato, l’avvocato Paola Bonelli, è andata a trovarla nel carcere milanese di San Vittore. “Ha passato la notte tranquilla, era serena”, ha spiegato il difensore, aggiungendo poi che la studentessa continua a ribadire la versione sostenuta ieri davanti al giudice delle direttissime che ha convalidato l’arresto e disposto la misura cautelare in carcere per lesioni gravi sia per lei sia per Boettcher.

Il 30enne avrebbe tentato di aggredire Barbini con un martello, dopo che la giovane aveva lanciato l’acido muriatico. Secondo la ragazza, invece, Alexander non c’entra”. A breve l’avvocato Bonelli sarà affiancato anche da un altro legale e poi la difesa valuterà anche se richiedere un perizia per analizzare la condizione psicologica di Martina Levato, che in passato aveva avuto un solo incontro con una psicologa ma non aveva seguito alcuna terapia. Il processo a carico dei due riprenderà il prossimo 8 gennaio, anche se l’accusa potrebbe presto essere modificata da lesioni gravi a lesioni gravissime e il dibattimento passare davanti a un collegio di giudici. Intanto Barbini sarà operato agli occhi.

Secondo le indagini della polizia, l’aggressione nasce perché Barbini non voleva partecipare ai giochi sessuali dei due fidanzati. “Morboso” e “totalitario”. Dagli inquirenti viene descritto così il rapporto tra la studentessa della Bocconi di 23 anni, Martina Levato, e il suo nuovo fidanzato, Alexander Boettcher (30 anni), gestore di un patrimonio immobiliare, candidato alle ultime elezioni regionali lombarde con la lista “3L” di Tremonti e sposato con una moglie che non era a conoscenza delle sue “passioni” sessuali.

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