#Tuttipossonosbagliare. Con questo hashtag la redazione di Blogo ha lanciato la campagna di raccolta fondi, per la quale è stata aperta anche una pagina web, per sostenere Andrea “Nak” Signorelli, un rapper italiano e giornalista freelance, che dovrà risarcire con 8mila euro l’ex ministro della Giustizia del governo Berlusconi, Nitto Palma. Signorelli è stato querelato per un articolo in cui parlava del finanziamento pubblico ai partiti citando per sbaglio l’ex magistrato, al posto di Raffaele Fitto, come persona coinvolta in un processo.

L’obiettivo della campagna, dicono dalla redazione, è quello di “sensibilizzare sul tema della libertà di stampa e della possibilità di commettere un errore senza dolo e senza per questo essere condannato a una spesa che supera le tue capacità economiche. Perché se il sistema funziona così, allora va a finire che un giornalista, domani, potrebbe pensare di non rischiare parlando di argomenti anche vagamente spinosi”. L’editore, che non offre copertura legale ai propri giornalisti, si è impegnato garantendo il pagamento del 40% della somma, invitando le persone a fare una piccola offerta per coprire l’intero risarcimento.

Senza chiedere rettifica, il politico ha querelato il giovane freelance “con una richiesta di risarcimento spropositata”, dicono dalla redazione. Il giornalista corregge l’articolo, prova a scusarsi e a spiegare all’onorevole che si trattava di un semplice errore, di uno scambio di persona. Ma Nitto Palma decide comunque di non ritirare la querela. Il quotidiano non offre una copertura legale per i giornalisti e, quindi, Signorelli si è trovato a dover pagare il risarcimento da solo. Per questo ha preferito trovare un accordo con Palma e non entrare in un processo, che probabilmente si sarebbe concluso con una condanna, e in spese legali che non poteva permettersi in quanto precario.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Stabilità, sindacati contro governo: “Pronti a occupare le province a oltranza”

prev
Articolo Successivo

La Corte europea e gli ovociti brevettabili

next