La tredicesima giornata dice poco per la classifica (cambia quasi nulla) ma tanto per i tifosi. Perché è la giornata dei gol, l’essenza del calcio. C’è chi realizza un capolavoro (come Bruno Peres), o chi ne segna uno pesantissimo, come Andrea Pirlo che decide il derby di Torino. C’è il gol dell’ex più odiato d’Italia (Osvaldo), o quello fantasma di San Siro che riaccende il dibattito sulla moviola in campo. C’è chi non ne segna quasi mai (l’Atalanta), o chi per farne tanti ne subisce troppi (il Cagliari), e in entrambi i casi la classifica piange. Così in attesa del posticipo del lunedì che vale il terzo posto, i tifosi si godono lo spettacolo e confermano le solite certezze di una corsa a due per lo scudetto e di un Parma sempre più in fondo alla graduatoria.

IL BUONO

Alla vigilia del 230esimo derby della Mole il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, aveva ricordato con fare un po’ sprezzante ai rivali che non segnavano da dodici anni. L’astinenza l’ha interrotta il capolavoro di Bruno Peres: un’esaltante galoppata di quasi ottanta metri, che conosce pochi paragoni nel passato recente (Weah contro il Verona nel ’96, Nicola Berti contro il Bayern Monaco nell’88). Il gol di questo ragazzino brasiliano si candida ad essere il più bello di tutto il campionato (e lui a diventare protagonista del prossimo mercato). Un gradino sotto ma comunque bellissima anche la rete del greco Holebas, criticato nelle ultime settimane ma fondamentale nella vittoria della Roma contro l’Inter. E pensare che di ruolo entrambi farebbero i terzini.
Giornata estremamente positiva anche per il Palermo, trascinato dal solito Paulo Dybala (quarto gol consecutivo per lui), e per il Sassuolo: dopo un avvio di stagione difficile, entrambe le squadre possono ambire a qualcosa in più d’una semplice salvezza. In classifica hanno addirittura raggiunto e superato l’Inter, i patron Zamparini e Squinzi gongolano. Così come sogna in grande anche il Genoa. Fin qui i giornali avevano celebrato soprattutto la Sampdoria; invece in attesa del “monday night”, al terzo posto in solitaria troviamo l’altra squadra di Marassi. Il Gasperini bis sta replicando il miracolo della stagione 2008/2009: quella formazione, trascinata da Thiago Motta e Milito arrivò fino al quinto posto in Serie A. Oggi gli interpreti sono diversi (dal rinato Matri a Bertolacci, attualmente uno dei migliori centrocampisti italiani), identica è la guida in panchina. Stasera tocca alla Samp rispondere, per portare Genova sempre più in su nelle gerarchie rivoluzionate del calcio italiano.

IL BRUTTO

I gol sono l’essenza del calcio. Bisogna farli, ma anche non prenderne troppi. Problemi opposti di Atalanta e Cagliari. Gli orobici hanno realizzato appena cinque reti in tredici partite: una media desolante di un gol ogni quattro ore di gioco circa. Colantuono potrà anche puntare alla salvezza (ammesso di riuscire a fare sempre 0-0 come ieri ad Empoli), ma il calcio dovrebbe essere ogni tanto anche uno spettacolo per i tifosi. E chi tifa Atalanta quest’anno si è divertito davvero poco. Lo stesso vale anche per i tifosi del Cagliari, umiliato dalla Fiorentina. Sotto la guida di Zeman i sardi macinano gioco e producono occasioni, le emozioni certo non sono mancate. Ma i gol li hanno segnati tutti gli avversari. A un certo punto il tecnico boemo e la sua squadra avrebbero dovuto avere la capacità di fermarsi, ragionare, cambiare qualcosa: perché continuare ad attaccare in maniera scriteriata in certe situazioni non è coraggioso, ma solo poco intelligente. E a perdere in casa 4-0 (con un punteggio che sarebbe potuto essere ancor più largo e tennistico), non si diverte nessuno. Specie se dietro il divario con la zona retrocessione si assottiglia.

IL CATTIVO

Il cattivo di giornata è l’arbitro Paolo Valeri di Roma, protagonista in negativo nella vittoria del Milan sull’Udinese, tanto da meritarsi gli strali del presidente Pozzo (“è troppo scarso per arbitrare”). L’episodio chiave è al 17′ del primo tempo: il più classico dei gol fantasma non assegnato, un colpo di testa di Rami smanacciato sulla linea da Karnezis. I replay dimostreranno che la palla non aveva del tutto varcato la linea: Valeri aveva preso la decisione giusta, dunque. Ma il dubbio gli è rimasto come un tarlo nella testa, e probabilmente lo ha condizionato quando poi nel secondo tempo ha fischiato un rigore molto generoso ai rossoneri, che ha deciso la partita anche perché condito dall’espulsione di Domizzi. A completare la prestazione da “horror”, poi, un altro rosso troppo fiscale, stavolta per Essien.
A ben vedere, però, il vero cattivo, più che l’arbitro, è il calcio italiano. Vecchio ed arretrato, incapace di dotarsi degli strumenti tecnologici per migliorarsi. Senza scomodare la discussa moviola in campo, l'”occhio di falco” è già una realtà nel mondo del pallone: è stato introdotto nei regolamenti internazionali, lo ha impiegato la Fifa agli ultimi Mondiali, la Premier League lo utilizza già da due anni. Basterebbe che la Lega imponesse ai club di attrezzarsi in tal senso, come successo in Inghilterra. Invece la Serie A resta a guardare. E questi sono i risultati. Con un piccolo aiuto della tecnologia Valeri avrebbe avuto la certezza di aver preso la decisione giusta sul colpo di testa di Rami. E forse non sarebbe incorso poi in tutti gli errori conseguenti, nel peggiore degli effetti domino di cui ieri ha fatto le spese l’Udinese. Galliani ha promesso che riprenderà la battaglia in Lega in favore della tecnologia, chissà che non sia la volta buona per cambiare.

 IL SONDAGGIO


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