Spettacolo e gol, Osvaldo grande ex che segna e i tifosi che lo fischiano, Mancini furioso ed espulso, Garcia in tripudio sotto la curva. È una serata un po’ magica per la Roma, che all’Olimpico batte 4-2 l’Inter al termine di una delle partite più emozionanti della stagione. Perché centra la vittoria contro una squadra con cui la rivalità è sempre stata accesa (e si è visto anche in campo ed in tribuna nel corso dei novanta minuti). E soprattutto perché con i tre punti odierni risponde e insegue la Juventus, poche ore dopo il gol di Pirlo a tempo scaduto nel derby di Torino, che aveva gettato sconforto nella capitale.

Perde invece l’Inter, che con Mancini deve ancora centrare la prima vittoria, ma di certo ha fatto grandi passi avanti nello spirito e nell’intensità di gioco, affrontando con coraggio e fino all’ultimo una delle prime della classe. Per farlo, il tecnico di Jesi come già nel derby contro il Milan sacrifica l’identità di squadra (ovviamente ancora tutta da costruire), alla tenuta del campo. Il ritorno alla difesa a quattro scopre le fasce. E allora l’Inter si presenta a Roma con un inedito centrocampo in linea, dove il ruolo di tornanti spetta a Guarin e Kuzmanovic. Soluzione estemporanea e per forza di cose molto fluida, che però almeno riporta in zone a lui più congeniali Palacio. La coperta, comunque, resta troppo corta. E i nerazzurri soffrono a sinistra, dove Dodò fatica nel ruolo di terzino difensivo, e non è troppo aiutato dai compagni. Di lì arriva la prima occasione del match al 20′, con una discesa di Gervinho. È la prova generale per il gol, due minuti dopo, con l’ivoriano che stavolta si fa trovare pronto a centroarea, su cross dal fondo di Ljajic. Arriverebbe in fotocopia anche il raddoppio (sempre con Gervinho ma annullato per fuorigioco) e altre due nitide occasioni. Su quella fascia la Roma sfonda come e quando vuole.

L’Inter, invece, è confusa. La sua migliore palla gol la costruisce da rimessa laterale (bravissimo De Sanctis a salvare sul tap-in di Kuzmanovic), il che la dice lunga sulla qualità delle trame di gioco. Kovacic e Hernanes sono assenze troppo pesanti per questo centrocampo, non c’è traccia di fantasia. Però la squadra è viva. E da quando c’è Mancini anche fortunata: basta un cross da calcio d’angolo e un colpo di testa di Ranocchia per trovare il pareggio e andare a riposo sull’1-1.

Punteggio più che generoso per quanto visto in campo. Infatti dura poco, neanche il tempo di rientrare dagli spogliatoi. La Roma, che aveva chiuso il primo tempo un po’ stordita, parte forte e passa subito, con l’uomo che meno ti aspetti: il terzino greco Holebas, irresistibile in percussione e devastante col sinistro che si insacca all’incrocio. Inizia così una giostra di emozioni. L’Inter ha il merito grande di rialzarsi di nuovo, proprio con Osvaldo: il grande ex della partita, fischiatissimo dall’Olimpico e preferito a Icardi, castiga di nuovo i tifosi romanisti come già aveva fatto l’anno scorso con la maglia della Juventus. Bordata di insulti dello stadio, giallo per l’esultanza troppo ostentata, clima elettrico. Ma, palla al centro, la Roma è ancora avanti, con Pjanic bravo a raccogliere un batti e ribatti in mezzo all’area nerazzurra. Tre gol in meno di un quarto d’ora (e anche l’espulsione di Mancini per proteste per un contrasto a centrocampo che origina il gol): nella bolgia dell’Olimpico la partita non ha più una logica. Quando le due squadre per stanchezza scendono dall’ottovolante, la Roma si ritrova in vantaggio per 3-2. E nel complesso si può dire meritatamente, anche se i nerazzurri non hanno sfigurato. Stavolta il finale non riserva beffe all’ultimo secondo, come nella trasferta di Champions a Mosca: l’Inter lotta fino al 90′, ma senza essere più pericolosa. Anzi, è ancora Pjanic con una pennellata su punizione a firmare il poker, sigillo finale per una grande partita. Affannata e di slancio al contempo, la corsa scudetto della Roma continua. Quella di Mancini sulla panchina nerazzurra, invece, deve ancora cominciare.

Twitter: @lVendemiale