Potrebbe rivelarsi un fantastico alleato per gli studenti e, allo stesso tempo, un tormento per i professori. Comincia ad avere un discreto successo con il passaparola tra i social network, perché può rappresentare un toccasana contro uno dei principali spauracchi scolastici, la matematica. Si chiama “PhotoMath” e per utilizzarlo basta uno smartphone o un tablet.

È un’applicazione, una delle tante con le quali ormai si riesce a fare quasi tutto. Già disponibile gratuitamente per iPhone, iPad, iPod touch e i dispositivi mobili che usano Windows – la versione per Android sarà pronta agli inizi del 2015 -, la particolarità di questa “app” è che funziona come una calcolatrice, consentendo in tempo reale di risolvere i problemi di matematica. Proprio gli stessi quesiti numerici con i quali gli studenti italiani, secondo il programma di valutazione Pisa dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, mostrano di avere non poche difficoltà, ottenendo risultati spesso inferiori alla media internazionale.

Ma come funziona questa applicazione? Basta scattare una foto con il proprio smartphone all’equazione, l’espressione aritmetica o la frazione riportata sul libro – non funziona, invece, con i testi scritti a mano libera – e della quale si vuol trovare la soluzione. Il resto lo fa la stessa applicazione. PhotoMath, infatti, fornisce immediatamente la soluzione (una dimostrazione su YouTube). Ma non si limita a questo. Consente anche di visualizzare, passaggio dopo passaggio, tutto il procedimento che ha portato al risultato.

Uno strumento che, come una sorta di tutor virtuale, potrebbe, pertanto, risultare utile a chi ha difficoltà nella comprensione della matematica, disciplina spesso presentata in modo troppo ostico sui libri di testo, con definizioni astruse che ne complicano non poco l’apprendimento. Ma che, se usato solo per ottenere un risultato in modo semplice e immediato, magari bypassando verifiche in classe o a casa, potrebbe rappresentare una possibile scorciatoia per evitare del tutto la matematica. Per questa ragione, in rete si è già aperto il dibattito sull’utilizzo di questa nuova applicazione tra chi la considera diseducativa e chi, invece, un utile strumento da affiancare all’insegnamento tradizionale.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Fabiola Gianotti al Cern: il più grande laboratorio al mondo non è poi così lontano

prev
Articolo Successivo

Ricerca fondamentale o ‘applicata’? Sulla probabilità nelle scienze naturali (e su Google)

next