Pessime notizie per le casse della Regione Piemonte. La Corte dei Conti ha bocciato il rendiconto generale dell’ente guidato da Sergio Chiamparino, che indicava un disavanzo di poco più di 360 milioni, affermando che il “buco” è in realtà di 2,29 miliardi. Non solo: con una decisione senza precedenti i magistrati contabili della regione hanno girato alla Consulta, per sospetti profili di incostituzionalità, due provvedimenti del 2013 con cui Torino ha stabilito di contabilizzare i fondi ricevuti dallo Stato grazie al decreto “salva imprese”. Grazie a quella norma la Regione aveva ottenuto dallo Stato due miliardi e mezzo contabilizzati come mutui. Ora il rischio è che, sciolti i nodi giuridici e tirate le somme, il disavanzo sostanziale tocchi i cinque miliardi“Un giudizio severo ma giusto”, ha commentato Chiamparino. D’altronde il duro verdetto della Corte, arrivato durante l’udienza di ‘parificazione’ del rendiconto, si riferisce all’esercizio finanziario 2013, quando in sella c’era Roberto Cota. “Ma io non ho nessuna intenzione di cimentarmi in quello sport nazionale che è far ricadere le responsabilità sugli altri”, ha fatto sapere il governatore, annunciando che la giunta affronterà la questione già lunedì prossimo per esporre al consiglio regionale nella giornata successiva “un piano di radicale riorganizzazione della spesa, di riordino della situazione finanziaria, di tagliIl tutto, ha promesso, “evitando ricadute fiscali su un territorio in difficoltà”. 

Il quadro dipinto dal collegio presieduto da Mario Pischedda è a tinte fosche. Il procuratore Piero Floreani ha ipotizzato un indebitamento da 8,5 miliardi denunciando che “da alcuni anni la Regione spende più di quanto incassa”. Gli obiettivi del patto di stabilità per il 2013 sono stati rispettati, ma le criticità sono numerose: i residui passivi, le partecipate (“una giungla”, ammette Chiamparino), il conto del patrimonio e la sanità, dove la matassa è aggrovigliata dal cronico ritardo nell’approvazione dei bilanci (in questi giorni si sta procedendo per il 2012) da parte delle Asl. 

Il vicepresidente del consiglio regionale Aldo Reschigna ha spiegato ai giudici che per contabilizzare i fondi del “salva imprese” la Regione si è “attenuta alle clausole dei contratti stipulati con il ministero”. E per gli ammortamenti non sterilizzati ha seguito i criteri del governo, così come hanno fatto in Veneto e Calabria senza che i giudici avessero niente da ridire. Ma non c’è polemica con la Corte: “Condividiamo la sua analisi”, informa un comunicato congiunto di Chiamparino e Reschigna. Un’altra tegola sulla Regione si abbatte intanto da Londra, dove una Corte d’appello ha sancito che non potrà liberarsi dagli impegni presi nel 2006 con Dexia Crediop sui contratti derivati perché “aveva la piena capacità di sottoscriverli, Dexia Creiop non ha applicato costi occulti e ha tenuto una condotta conforme agli accordi”. Di conseguenza l’ente dovrà versare alla banca sedici milioni.

Il Movimento5Stelle piemontese ha definito un “bagno di sangue” il giudizio della Corte dei Conti sul bilancio regionale. I consiglieri regionali grillini Davide Bono e Giorgio Bertola hanno denunciato “la situazione drammatica di un bilancio regionale costantemente in profondo rosso” dicendosi “sbalorditi dall’enormità del disavanzo rilevato dai Giudici della sezione di controllo”.

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