Contestare gli integralisti anti-famiglia-gay che scendono in piazza come “sentinelle in piedi”? Ero tra quelli che avrebbero preferito ignorarli, ma la mobilitazione è scattata spontanea, arrabbiata e generosa. Spesso è venuta più dagli eterosessuali laici e “gay-friendly” che dagli stessi lgbt.

E’ stata una mobilitazione multiforme e controversa, con una discussione aperta sulle forme da assumere. Personalmente credo si debba evitare di creare e di crearci un nuovo problema, ovvero se ci sia o meno la libertà di manifestare pacificamente contro un diritto (oltretutto non ancora riconosciuto), quello al matrimonio gay. Ci dev’essere libertà di manifestare e anche di contromanifestare. Il problema non sono le manifestazioni. Così come non credo che sia il caso di prendersela direttamente con quei manifestanti, come se fossero tutti dei nazistelli travestiti da agnelli o dei politicanti in malafede. Mi sforzo di capirli, e per quanto sia assurdo identificare la difesa della famiglia tradizionale con la negazione del matrimonio gay, forse ritrovo anche dentro di me qualcosa che li capisce (quelli in buona fede).

Penso a certe manipolazioni genetiche, agli ogm…Penso che se accanto al Colosseo o alla Basilica di San Pietro venisse autorizzata la costruzione di un grattacielo, scenderei in piazza a difesa dei monumenti storici. Anche se non vengono abbattuti, quella vicinanza oscena rovinerebbe un paesaggio esteriore e interiore fondamentale. Probabilmente loro vivono così la legalizzazione della famiglia gay. Purtroppo per loro, prima ancora che per noi. Ma questo problema (di come affrontare il militantismo omofobico) ce lo porremo più avanti. Adesso abbiamo bisogno urgente che quei diritti vengano sanciti dalla legge, perché il solo costume e la sola opinione corrente, ormai più avanzati, non risolvono problemi fondamentali. I problemi di chi ha bisogno di un permesso di soggiorno per convivere (e poi anche per invitare in visita l’anziana madre), il problema di chi muore e di chi gli/le sopravvive senza poter ereditare, i problemi di figli cresciuti insieme e poi allontanati dalla mancanza di riconoscimento. Alle migliaia di spontanei contestatori dei “tradizionalisti” diciamo grazie (occhio a non vittimizzare i manifestanti integralisti, ma grazie) ma chiediamo anche di spostare la loro indignazione sui luoghi istituzionali e sui soggetti politici che questa legge continuano a non darci.

Ben vengano iniziative come quella del consiglio comunale di Milano, che ha votato per la trascrizione immediata dei matrimoni contratti all’estero. L’ordine del giorno del consigliere di Sel Gibillini è stato votato da quasi tutto il centro sinistra (solo 2 astenuti) e ha fatto da apripista al prudente Sindaco. In altre città la Giunta ha agito da sola, ma se si pronunciano e si muovono i consigli comunali è meglio. Non c’è mai stato un Parlamento sulla carta così favorevole alle coppie lgbt come questo. Se si considera plausibile riformare una materia controversa come il mercato del lavoro a colpi di decreto o quasi, perché tergiversare ancora su un diritto ormai riconosciuto dall’opinione pubblica? E perché scendere in piazza contro la minoranza platealmente conservatrice e non contro l’insabbiamento in atto da parte dei renziani?

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