Rivolta contro il mondo moderno, maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, c’è un’altra India oltre il tormentone Marò. Oggi uno spicchio di Roma è come Varanasi, città sacra indù: “Lo yoga è al 99% pratica e 1% teoria delle proprie azioni”.

Nel segno della gratitudine, la settima edizione capitolina dello Yoga Festival, network di eventi culturali ispirato alle millenarie scienze tradizionali in corso fino a domani a Villa Pamphili, getta un ponte ideale tra Oriente e Occidente: “Il seme dello yoga si manifesta diversamente in ciascuna persona”. 

Respirazione, pranayama, meditazione: un antidoto alle brutture del Kali-Juga, l’era perdente della dissolvenza, per arrestare frenesia da città caotica e illusioni da cyberspazio. Dall’alba (saluto al sole) al tramonto, ininterrottamente tappetino e asana per tutti (pure yoga baby per i bimbi), sessioni di cucina sacra ‘estrema’ (dello chef Simone Salvini il mini-corso sulla nutrizione vegana nel rispetto delle piante!), eventi multidisciplinari, trattamenti olistico bio-natuali e incontri sull’antica medicina ayurvedica (lo specialista di medicina preventiva Ernesto Iannaccone ha parlato del campo immaginario dell’ayurveda.)

Risposte per chi formula domande: a ottobre si replica a Milano. Om.

 

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