Due uomini sono stati fermati in Burundi per il massacro di suor Lucia Pulici, suor Olga Raschietti e suor Bernardetta Boggian, le missionarie saveriane della diocesi di Parma trucidate nel loro convento alla periferia di Bujumbura, dove erano impegnate da sette anni. Fonti della missione hanno invece smentito la violenza sessuale nei loro confronti, di cui aveva parlato il vice direttore della polizia burundese Godefroid Bizimana. Ancora da scoprire il movente dei delitti: la prima ipotesi è quella di una rapina finita in tragedia, ma dagli alloggi delle tre suore non sembra mancare nulla, nemmeno i soldi che erano in casa, riferiscono gli agenti.

Gli assassinii si sono svolti in momenti diversi: Lucia Pulici e Olga Raschietti, di 75 e 83 anni, sono state sgozzate domenica pomeriggio nel convento presso la parrocchia San Guido Maria Conforti, che gestisce un Centro pastorale giovanile fondato dai padri saveriani per favorire l’incontro tra ragazzi di etnia hutu e tutsi. Una di loro è stata anche colpita ripetutamente al viso con una pietra. La terza vittima è stata invece uccisa nella notte tra domenica e lunedì. Era stata lei a ritrovare in una pozza di sangue i cadaveri delle consorelle, come ha raccontato all’agenzia Misna padre Mario Pulcini, superiore dei missionari saveriani in Burundi.

Da lui Bernardetta era andata ieri pomeriggio dopo aver notato che dalla casa in cui alloggiava con suor Lucia e suor Olga “non c’erano segnali di vita, tutto era chiuso e con le tende tirate”. Poco dopo la tragica scoperta dei due cadaveri martoriati. La religiosa ha comunque deciso di non abbandonare l’alloggio, scelta che probabilmente l’ha consegnata nelle mani dell’assassino rimasto nascosto. Anche per lei una fine cruenta: è stata decapitata. Padre Pulcini, che si era recato negli alloggi della suora verso le 2 di notte dopo aver sentito delle urla, ha raccontato infatti di essersi ritrovato di fronte a un “bagno di sangue”. Un uomo è stato visto fuggire dalla scena del delitto con un coltello in mano. 

“Il sangue versato diventi seme di speranza per costruire l’autentica fraternità tra i popoli”, è stato l’appello di Papa Francescom che si è detto “profondamente colpito dalla tragica morte” delle tre missionarie. Di “un atto vile ed esecrabile” ha parlato il capo dello Stato Giorgio Napolitano, mentre il premier Matteo Renzi lo ha definito un “gesto atroce che sgomenta per la ferocia rivolta” nei confronti delle vittime. Il ministro degli Esteri Federica Mogherini, in una nota, ha sottolineato che l’uccisione delle missionarie “è un grande dolore”. Sotto shock la diocesi di Parma, della quale facevano parte le suore, e l’arcivescovo di Bujumbura, monsignor Evariste Ngoyagoye. Il vice presidente del paese africano, Prosper Bazombanza, si è detto “inorridito da tanta barbarie” e ha promesso di “fare luce sulla vicenda il prima possibile”.

In Burundi, uno dei paesi più poveri dell’Africa che nel 2006 è uscito da oltre dieci anni di guerra civile, i conventi erano già stati presi di mira. Il 27 novembre 2011, il cooperante italiano Francesco Bazzani era rimasto ucciso in un attacco a un convento a Ngozi, nel nord del Paese, insieme con una suora croata. I due assassini erano stati arrestati il giorno dopo e condannati all’ergastolo.

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