Caro segretario della Fiom Maurizio Landini, è un allarmante ritorno dalle vacanze quello di quest’anno (per chi ha potuto permettersele). L’Italia è in recessione (Pil negativo anche nel secondo trimestre 2014), ed è entrata pure in deflazione (prezzi in calo ad agosto, senza crescita dei consumi) per la prima volta da oltre 50 anni, quando però la nostra economia era in ripresa. Dati macroeconomici che, come lei sa bene, nascondono i drammi di molte, troppe famiglie italiane, cui, via via da quando è iniziata la crisi, Berlusconi, Monti, Letta hanno chiesto sacrifici. Li hanno fatti, ma nonostante ciò e nonostante il nuovo accecante sogno renziano, oggi si ritrovano così, senza sapere a che santo votarsi. Mentre l’Istat ci comunica i freddi numeri, e ci dice che a luglio la disoccupazione è tornata a salire al 12,6% e in un solo mese si sono persi 35mila posti di lavoro (oltre mille al giorno), lei concede un’intervista al Corriere della Sera.

Ci si aspetterebbe fuoco e fiamme contro il governo che, invece di affrontare tutto questo, si fa dettare agenda e contenuti da Berlusconi preoccupandosi di legge elettorale, Senato, giustizia (intercettazioni!), e che quando ha messo mano al problema lavoro ha aumentato la precarietà dei contratti a termine (senza contare quello che dice di sindacati e art. 18). Sì, da lei che si è sempre speso per i lavoratori e non solo, ci si sarebbe aspettati quella ventata di realismo (e di indignazione) per la situazione agghiacciante in cui ci troviamo, che manca ai tweet, alle slide, alle promesse pubblicitarie del presidente del Consiglio. Invece no.

La fiducia dei consumatori e delle imprese è in calo, mentre la sua nel premier appare intatta e dopo un incontro a Palazzo Chigi parla di Renzi come neanche più la Bonafè o la Moretti: “Matteo un interlocutore attento”, “la forza di Renzi sta nel consenso che ha saputo cogliere perché, dopo 20 anni di governi che non hanno affrontato i veri problemi, lui ha incarnato per la gente il cambiamento”. Poi promuove (solitario) gli 80 euro elettorali che nessuno ha sentito, e conclude il suo peana rimandando Renzi a settembre: “Il vero banco di prova sarà nei prossimi mesi: dal lavoro alla lotta all’evasione. Staremo a vedere”.

Caro Landini, non crede che se questo governo avesse affrontato “i veri problemi”, forse non ci ritroveremmo così? Che dopo questi primi sei mesi e i miseri risultati ottenuti, si potrebbe essere un po’ meno indulgenti? Renzi potrà pure aspettare l’autunno, ma quei 35 mila italiani che a giugno avevano un lavoro e a luglio non più, sicuramente no. Mi perdoni se glielo dico con la mia solita franchezza, ma il “cambiamento” mi sembra che oggi lo incarni più lei di Renzi, però nel senso di mutazione genetica: da sincero paladino dei più deboli e riferimento per la sinistra, che non aveva paura neanche di sfidare il feroce Marchionne (il quale ora si dice “non geloso” della vostra “liaison”), lei oggi pare pensare più che altro a smarcarsi dalla Camusso, alle beghe con la Cgil, ad accreditarsi nel salotto del potere. Mi sbaglio? Possibile. “Staremo a vedere”, a questo punto, lo dico io a lei. Un cordiale saluto.

Il Fatto Quotidiano, 2 settembre 2014

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