Michela Marzano risponde con una lettera (qui breve estratto):
“L’oggetto di questo articolo, infatti, sono quei siti pro-ana e pro-mia che, sempre più numerosi, confortano chi ha disturbi di anoressia e di bulimia nell’idea che i disturbi del comportamento alimentare non sono affatto problematici: sono un modo di essere, sono un ideale da perseguire, sono la strada per la salvezza. Alcuni di questi siti promuovono la “magrezza ad ogni costo” e celebrano il raggiungimento dei 35 chili di peso come ideale e conquista; altri hanno lo scopo di “aiutare gli altri a raggiungere i propri obiettivi, ossia la perfezione” indicando come eliminare il senso di fame utilizzando farmaci, come sopportare la mancanza di cibo; altri ancora spiegano come procurarsi il vomito dopo aver mangiato e come continuare a perdere peso. Chi si ritrova in questi siti, non lo fa per caso. Li cerca. Li seleziona. Ci si impantana. Perché quando si entra nella logica deviata dei disturbi del comportamento alimentare, è a tutti i costi che si devono trovare consigli utili per sopportare la fame – che aumenta, che è intollerabile, che perseguita – e persone capaci di capire che è questo quello che si deve fare, che sono gli altri che non capiscono, che solo la perfezione conta. Anche a costo della vita. Anche a costo di tutto….Non è mai una legge che risolve i problemi. Ma le leggi hanno sempre un valore simbolico. E nonostante le tue critiche mi stiano facendo riflettere sul modo migliore per modificare questa proposta di legge, resto dell’idea che si debba trovare una soluzione di fronte ai siti pro-ana e pro-mia che, facendo l’apologia dell’anoressia e della bulimia, rischiano di intrappolare per sempre chi, questi attraversi questi sintomi, cerca solo di dire tutta la sofferenza che si porta dentro.”
Fa molto discutere questa proposta di legge ma qualcosa di positivo c’è: qualcuno si sta prendendo la briga di non voltarsi più dall’altra parte. Si stanno accendendo i riflettori su una piaga sociale che per anni è rimasta all’oscuro e poco sono servite le voci come le mie che da anni e anni urlano di prendere in mano attivamente determinate situazioni in quanto il dilagare di dca cresce, ed è oggi un vero e proprio allarme sociale. Il silenzio è complice specie di chi soffre di queste patologie.
Aspettando gli sviluppi sulla proposta di legge non resta che augurarci che vengano tra le altre cose inseriti programmi di prevenzione nelle scuole. Informare e parlarne è il primo atto per rendere consapevoli
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