Piovono pietre sulla Pulce che non punge. Pare che Leo Messi sia di colpo diventato un calciatore normale.

Ma ci sono almeno 6 motivi che contrastano la teoria “è fuori dal club dei più forti di sempre”:

1) I giocatori si valutano nel periodo in cui giocano. Il calcio di Diego Armando Maradona non era uguale a quello contemporaneo, molto più veloce e fisico.

2) Non è vero che tutti gli immortali hanno vinto un Mondiale. Con questo metro di paragone, sarebbero fuori dalla ‘crema’ del calcio Alfredo Di Stefano, che non lo ha mai giocato, Johan Cruijff e Marco van Basten. Solo per citarne tre. Il secondo, tra l’altro, una finale l’ha persa, proprio come Messi. E con attorno dieci compagni con i quali ha rivoluzionato il calcio.  

3) In un calcio sempre più organizzato e indagato, il singolo non conta come trent’anni fa. Mentre cresce l’importanza del collettivo (vedi punto 1). Messi ha avuto molto poco dai compagni di reparto. Valdano segnò 4 gol nel 1986, l’unica rete di un altro attaccante argentino in Brasile è quella di Higuain. Un altro gol è opera di Di Maria, che deve dire ‘grazie’ alla Pulce per l’assist.

4) Messi è tutto il contrario di Maradona fuori dal rettangolo di gioco e, sotto il profilo della leadership, anche dentro. Chi non condivide i punti 1 e 3 avrebbe continuato a contrapporli anche se la Pulce avesse vinto la finale. E, fuori dal campo, la figura di Maradona è, sì, inarrivabile.  

5) Un giocatore che è stato capace di segnare 91 gol in un anno solare (2012), ha alzato 4 Palloni d’Oro, vinto 3 Champions League e detiene 36 record con la maglia del Barcellona e 6 con quella dell’Argentina non si può discutere.  

6) Anagraficamente è quasi certo che giochi un’altra Coppa del Mondo. La sua già straordinaria carriera non finisce oggi. Potrebbe smentire tutti in Russia nel 2018. Con buona pace di chi grida che non sarà mai come Maradona. 

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Mondiali 2014: come i giornali banalizzano la finale

next
Articolo Successivo

Mondiali 2014, Scolari lascia la panchina del Brasile. Tite probabile nuovo ct

next