Niente minigonne, niente trasparenze, né infradito. Scoppia il caldo e si pone una questione di “decoro” al palazzo di giustizia di Brindisi dove, per ripristinare una certa sobrietà nei costumi, è dovuto intervenire il presidente del Tribunale, Francesco Giardino, che ha firmato di suo pugno una nota protocollata con cui impone uno stop anche ai pantaloncini e agli abiti troppo scollati. L’avviso, la cui data segue di tre giorni l’inizio dell’estate, è affisso all’ingresso degli uffici giudiziari, proprio accanto al metal detector utilizzato per il controllo degli esterni. Le prescrizioni valgono per tutti: per avvocati, magistrati, giornalisti e per l’utenza.

A vigilare su quanto siano adatti gli abiti al rigore del palazzo, tanto in sede penale quanto in sede civile, sono le guardie giurate che hanno già impedito stamattina a una donna di varcare la soglia. Vestiva un abitino nero. Gonna troppo corta e bretelle troppo sottili, ed è rimasta fuori.

Che si usi o meno la toga, bisogna essere “decenti”. Poco importa che in alcune delle aule del Tribunale l’aria condizionata sia in tilt e perfino il personale interno abbia dovuto correre ai ripari acquistando un ventaglio. Le gambe dovranno essere coperte per lo meno dal ginocchio in su, le spalle pure. Banditi veli e camicette che lasciano intravedere troppo di quel che c’è sotto. Il provvedimento del presidente del Tribunale è lapidario, elenca le ‘mise’ non accettate, seppure sul concetto di ‘trasparenza’ o di ‘minigonna’ si potrà discutere, centimetro per centimetro. È indirizzato al responsabile dell’area sicurezza e al procuratore della Repubblica, Marco Dinapoli.

“Per evitare il reiterarsi di situazioni incresciose all’ingresso del palazzo di giustizia, – scrive il presidente Francesco Giardino – si informa che l’ingresso non è consentito alle persone vestite in modo non decoroso“. Niente “pantaloncini, salvo che costituiscano – si legge – elementi di divisa degli appartenenti alle forze armate, vestiti eccessivamente scollati o trasparenti, minigonne, ciabattine infradito” eccetera.

Le statuizioni hanno fatto sorridere più di qualcuno, oggi, dentro e fuori le aule di giustizia dove, proprio per l’entrata in vigore delle nuove regole, lo stile di tutti è apparso piuttosto castigato. A qualcuno oggi non è stato concesso di accedere alle aule e ciò potrà capitare anche a molti altri fra quanti non si adegueranno ai criteri appena imposti. C’è anche però chi protesta: l’impianto di areazione è insufficiente, nei giorni scorsi è stato necessario ricorrere perfino all’intervento del 118 per soccorrere persone che avevano accusato un malore per il forte caldo. A giudicare dall’avviso affisso all’entrata, il messaggio è chiaro: non è spogliandosi che si risolve il problema.  

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