Brasile 2014 è un mondiale tedesco. Non tanto per la fragorosa vittoria della Germania per 4-0 sul Portogallo o per la consistente emigrazione tedesca nel paese sudamericano; e neppure per la nota frase del centravanti britannico Gary Lineker che sosteneva come il calcio fosse uno sport molto semplice, dove 22 uomini rincorrono la palla per 90 minuti e alla fine vincono i tedeschi. No, Brasile 2014 è un mondiale tedesco perché si sta segnando tantissimo, come solo in Bundesliga si è fatto quest’anno e come in una Coppa del Mondo non succedeva dagli anni ’50.

Fino ad ora (prima di Belgio-Algeria) nelle 14 partite disputate si sono segnati 44 goal, alla media di 3,14 a partita, come in Bundesliga dove se ne sono segnati in media 3,16 a partita e molto di più della Premier League (2,80) della Liga spagnola (2,75) della Serie A (2,72) e della Ligue francese (2,45). Il numero 3,14 diventa quindi per adesso il π di un mondiale zemaniano, che riporta ai fasti di un calcio antico, di mondiali in cui si segnavano almeno 4 gol a partita fino all’apice di Svizzera 1954, quello della grande Aranycsapat (la squadra d’oro ungherese) di Puskás, Kocsis, Hidegkuti e Czibor che mise a segno 27 dei 140 gol totali per una media mondiale di 5,38 a partita. Poi ancora nel 1958 in Svezia, con una media di 3,60 gol a partita e un lungo declino dovuto allo sviluppo esasperato della tattica nel calcio che arriva fino al Mondiale di Italia 1990, in cui le notti magiche in realtà non lo furono per niente dal punto di vista della media realizzativa.

Il record di imbattibilità di Zenga (porta inviolata per 518 minuti) e solo 2,21 gol a partita: il punto più basso, il nadir dello stato del calcio. E siccome al di là della presunta perfezione tattica di uno 0-0, o dell’esaltarsi per una perfetta fase difensiva – ogni allenatore è concorde nel ritenere molto più facile l’organizzazione di una strutturata fase difensiva piuttosto che le strategie d’attacco che sono per loro natura anti-strutturali, vedi l’attenzione maniacale ai calci piazzati per cercare di segnare – in uno spettacolo con audience globali come la Coppa del Mondo molto semplicemente “la gente vuole il gol”, parafrasando una canzone di Elio e le Storie Tese. Proprio dopo Italia ’90 la Fifa decise per i tre punti a partita, la sanzione per il fallo da dietro, e cominciò a rendere sempre meno ostruttiva la regola del fuorigioco per aiutare lo sviluppo di un calcio offensivo.

Le cose sembravano essere migliorate, con un incremento del numero delle reti soprattutto in alcuni campionati nazionali, ma nel mondiale dopo l’exploit di 2,71 reti a partita a Usa 1994 la media è cominciata ad abbassarsi di nuovo, fino ad arrivare ai 2,27 a Sudafrica 2010. Poi, nella patria del futebol bailado brasiliano, le cose sembrano essere improvvisamente cambiate. Per ora un solo 0-0, quello di ieri tra Nigeria e Iran, e diverse partite con molti gol che non si sono visti in incontri tra superpotenze e squadre materasso ma in match sulla carta molto equilibrati: vedi Spagna-Olanda 1-5 o Germania-Portogallo 4-0. Ringraziando tra gli altri Müller (3 gol), Neymar, Benzema, Robben e Van Persie (2 gol), stiamo assistendo a una Coppa del Mondo divertente come non accadeva da anni. Su quali siano le profonde motivazioni di questo mutamento offensivo del calcio non è ancora possibile esprimersi, che come diceva Evan Esar “la statistica è l’unica scienza che permette a esperti diversi, usando gli stessi numeri, di trarne diverse conclusioni”.

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