Arrivo in stazione a Milano e sono piacevolmente sorpresa nel trovare in vetrina di un noto brand che vende costumi da bagno delle bilance con su delle scritte che innescano all’accettazione: “Don’t worry be happy” oppure ancora “Perfect as you are”. Dopo anni di bombardamenti mediatici sulla faticosa conquista della “prova costume“, proprio chi li vende ci rassicura: “Non preoccupatevi per come siete, siate comunque felici, siete perfette così”.

Sono sette anni che porto in giro per le scuole d’Italia la body confidence, spesso affiancata da medici psicologi per far sensibilizzazione sui disturbi alimentari. Inutile dire che una iniziativa come quella delle bilance porta un messaggio sociale molto importante che condivido appieno, ma quello che mi domando è: “Quanto pesa il fattore marketing in un’operazione del genere?” Sicuramente tanto. Forse tutto. Si sa che una vetrina del genere può far parlare. E infatti sono qui a farlo. Lo faccio comunque volentieri perché nel mondo della moda ci vivo da diversi anni e so quanto sia difficile l’argomento “taglie”, “fisicità”, “donne”.

Per anni mi sono battuta affinché a livello mediatico non ci sia un modello stereotipato della femminilità. Se gli stilisti uscissero dai loro atelier ed entrassero in un supermercato conoscerebbero il vero universo femminile : alte, basse, robuste, magre, more, bionde, rosse, con seno, con poco seno, con fianchi abbondanti, con polpacci vistosi etc… Non solo,quindi, mannequinn taglia 36-38.

Ma quanto siamo libere di essere noi stesse? Se parliamo di personaggi pubblici femminili non c’è pietà: la cronaca di questi giorni sulla vicenda di Veronica Lario dopo le foto edite da “Chi” con i commenti di Alfonso Signorini e di chirurghi estetici che ci consigliano quali sono gli interventi per “invecchiare bene” la dicono lunga, o ancora i commenti sull’avanzare dell’età di Monica Bellucci.

Abituati ad un sistema mediatico che per troppi anni ha abusato del photoshop e di tutti quei piccoli trucchi che han fatto sì che noi vedessimo dei veri e propri avatar di chi veniva rappresentato, oggi ritrovare una persona nella sua “normalità” crea scandalo. Ma le persone comuni sono libere di essere loro stesse? Se parliamo di fisicità, no. Per anni ho ricevuto mail dove le donne si sfogavano per come vengono trattate perché troppo morbide anche negli stessi negozi. “Se ha una taglia 46 passi prima da Lourdes”, si è sentita dire una ragazza la settimana scorsa da un commesso di una boutique siciliana mentre provava a fare shopping. Follia, discriminazione, mancanza di tatto.

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre” Forse anche questa frase ripetuta spesso dal regista Carlo Mazzacurati che ci ha lasciato nei mesi scorsi, sarebbe opportuno appenderla in molti negozi. E forse, anche in molte case, per poter eliminare i pregiudizi, per poter eliminare l’ignoranza. 

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