Le condizioni poste da Etihad per investire in Alitalia sono “analoghe, anzi probabilmente più severe” rispetto a quelle richieste nell’autunno scorso da Air France-Klm. Parola di Alexandre de Juniac, amministratore delegato del gruppo franco-olandese che dopo l’aumento di capitale varato da Alitalia l’anno scorso e l’ingresso di Poste italiane si è diluito nella compagnia guidata da Gabriele Del Torchio e ora mantiene una quota del 7%. De Juniac ha parlato di Alitalia e delle lunghe trattative in corso con il vettore di Abu Dhabi – che, a questo punto, difficilmente si concluderanno prima delle elezioni europee – durante l’assemblea degli azionisti che si è svolta a Parigi. E si è tolto un sassolino dalla scarpa dicendo, appunto, che i desiderata degli arabi (un taglio dei posti di lavoro di 2.600-3mila unità e, per quanto riguarda le banche, la rinuncia a crediti per oltre 500 milioni) non sono certo più “morbidi” delle richieste avanzate all’epoca dai francesi. In ogni caso, la decisione sull’ingresso di Etihad in Alitalia “sta agli attori coinvolti, agli azionisti italiani e soprattutto alle banche, che decideranno se accettare queste condizioni”. Quanto alla possibilità che la stessa Air France-Klm, in caso di un felice esito del “matrimonio” italo-arabo, aumenti la propria quota (come ventilato a fine aprile), il presidente e dg ha lasciato aperte tutte le strade: “Se l’operazione di Etihad in Alitalia sarà amichevole e sarà fatta in sintonia con noi”, ha affermato, “potremmo riflettere sull’eventualità di fare qualcosa con la compagnia di Abu Dhabi, anche perché con Alitalia abbiamo una partnership molto positiva”. Ma “se invece sarà un’operazione ostile dovremo riflettere se ritirarci in modo più significativo”. 

In merito ai possibili effetti dell’operazione sul mercato europeo, de Juniac si è detto poi sicuro che “la Commissione Ue sorveglierà molto da vicino gli investimenti che vengono da paesi non europei in compagnie europee per verificare che la nozione di ‘controllo europeo’ (ovvero la norma che stabilisce che i vettori extra Ue non possano avere più del 49% di ogni compagnia continentale) sia rispettata in modo molto stringente”. “Sicuro” ma non tanto da non sentire il bisogno di sollecitare ulteriori garanzie  da parte di Bruxelles: alla Commissione Ue, ha infatti aggiunto, “chiediamo di mettere a punto uno strumento commerciale dei nostri interessi chiedendo ai paesi fuori dall’Unione Europea che vogliono entrare sul mercato con attori estremamente potenti di rispettare le regole della concorrenza equa”. 

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