Una mattina ti svegli e leggi i giornali: arrestati Claudio Scajola e Luigi Grillo. Allora pensi: la mia Liguria per decenni è stata nelle mani di questi due signori. Scajola a Ponente, Grillo a Levante. Era tutto nelle loro mani: la politica, certo, ma poi banche, camere di commercio, società municipalizzate, società autostradali. Erano dappertutto. E nessuno che aprisse bocca. Che osasse alzare il ditino.

Che spettacolo triste la nostra Liguria: in una manciata di anni gli scandali hanno travolto tutti.
La Lega del genovese-calabrese Belsito e dei suoi amici. L’Italia dei Valori rasa al suolo dalle inchieste. Il Pdl di Scajola e Grillo. E il Pd? Nessuno fa nemmeno caso – o si fa finta di non vederlo – che il compagno Greganti e i suoi amici avevano contatti con il tesoriere ligure del Partito Democratico. Per non dire delle colate di cemento benedette dal centrosinistra, del silenzio assordante sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta e sul sostegno dato alla centrale a carbone di Vado Ligure che avrebbe riempito di fumo i polmoni dei savonesi e di sponsorizzazioni le casse del Comune.

 Intanto quasi mezzo consiglio regionale è indagato per lo scandalo dei rimborsi. Mentre si taglia la sanità c’era chi si comprava le mutandine di pizzo (meglio dei boxer di Cota, si dirà, in questa nuova mutandopoli). Fino a Scajola e Grillo. Da anni, da dieci anni, con l’amico e collego Marco Preve facevamo inchieste su di loro, mentre tutti ci prendevano a calci nel sedere. Ma oggi a leggere le ultime accuse non riesco a essere soddisfatto.

Guarda in che mani era la nostra Liguria. In che mani ce l’abbiamo messa noi. Noi liguri, che pur di avere un parlamentare, un ministro prodigo di finanziamenti per i suoi collegi e amici, abbiamo svenduto la nostra terra. E adesso che loro non ci saranno più chi arriverà? I loro amici?

Non facciamo come Schettino, non abbandoniamo la nostra nave che affonda: liguri, salite a bordo. Cazzo!

 

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