Mille giuristi tedeschi firmano per la messa al bando dell’Afd: “Viola i principi di dignità umana e democrazia sanciti dalla Costituzione”
Più di 1.000 giuristi – avvocati, giudici e magistrati – hanno sottoscritto un appello dell’Associazione repubblicana degli avvocati (Rav) per la messa al bando dell’AfD. Già a metà luglio l’associazione ha indirizzato una lettera aperta al governo e al Bundestag. La Rav non solo tutela gli interessi degli avvocati, ma si batte anche per la parità di diritti e contro la discriminazione e la violenza della polizia.
Secondo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Verfassungschutz), il partito guidato da Alice Weidel e Tino Chrupalla è sospettato di estremismo di destra. La Afd con un ricorso d’urgenza ha fatto derubricare l’etichetta di formazione accertata di estrema destra, ma è ancora attesa la sentenza del procedimento di merito dinanzi al Tribunale amministrativo di Colonia. Cinque sezioni regionali dell’AfD (Sassonia, Turingia, Sassonia-Anhalt, Brandeburgo e Bassa Sassonia) sono state però comunque classificate come estremiste.
Il Rav non fa però riferimento a queste valutazioni, bensì al parere giuridico del 25 giugno, che con i documenti giustificativi raggiunge le 3.062 pagine, dell’Associazione per i diritti di libertà (Gff), che conclude che la politica dell’AfD viola i principi di dignità umana e democratici sanciti dalla Costituzione. Gff è un’organizzazione non governativa di difesa dei diritti dei cittadini, che promuove anche analisi giuridiche finanziate con donazioni. Otto esperti di diritto costituzionale, estremismo di destra, ricerca e analisi dei dati hanno lavorato per 13 mesi, esaminando discorsi di pubblico dominio, verbali parlamentari, interventi e post sui social media dell’AfD, arrivando a concludere la prevalenza delle correnti radicali. Il responsabile del progetto, Bijan Moini, ha affermato che “una richiesta di messa al bando dell’AfD avrebbe probabilmente successo”. Lo dimostrerebbero la strategia politica di esclusione e denigrazione di specifiche categorie di persone – ha spiegato Moini, a Torben Lehning di ARD – e le minacce rivolte a politici di altri partiti.
Il rapporto elenca 220 episodi a sostegno di questa tesi, tra cui un comizio a Jena nel 2017 in cui Stephan Brandner, vice portavoce federale dell’AfD, esortò a trasformare la scheda elettorale in un “mandato di arresto contro quella tizia della Cancelleria” (allora Angela Merkel); un comportamento incostituzionale per i curatori del rapporto, perché mira a intimidire e reprimere la concorrenza politica. D’altronde, per Gff, sebbene il partito diffami le istituzioni statali non è possibile dimostrarne un rifiuto generalizzato del parlamentarismo, come afferma invece il Verfassungschutz.
Il parere legale di Gff non ha effetti giuridici diretti, ma secondo il Rav le istituzioni devono avviare “senza indugio le misure necessarie” di messa al bando di AfD; in caso contrario c’è da temere “un grave danno per la democrazia”. Il procedimento può essere avviato alla Corte costituzionale esclusivamente dal Bundestag, dal Bundesrat o dal Governo a maggioranza semplice. Nel caso di partiti organizzati in un solo Land, anche dal rispettivo Governo del Land. Per un divieto ai sensi dell’articolo 21, comma 2, della Costituzione tedesca, è però necessaria un’azione attivamente combattiva e pianificata mirata a sovvertire l’ordinamento fondamentale libero e democratico, ed elementi concreti che essa non sia del tutto priva di prospettive. La decisione è presa dai giudici costituzionali a maggioranza di 2/3 (6 voti su 8). Se accolta, il patrimonio del partito è confiscato, i suoi parlamentari perdono il mandato ed è vietata la costituzione di organizzazioni sostitutive. Può tuttavia anche essere solo domandata l’esclusione dal finanziamento pubblico per sei anni prorogabili: in questo caso non è necessario dimostrare la concreta raggiungibilità dei fini anticostituzionali.
I vertici dei Verdi hanno invitato i capigruppo degli altri partiti a prendere posizione sul parere della Gff. Da tempo, con i deputati della Linke e di SSW, si battono per la messa al bando di AfD. Anche se ci sono segnali per un accordo trasversale con Spd e parte di CDU/CSU manca però finora un accordo politico. Nel 2025, il Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) d’altronde aveva dichiarato che gli elementi raccolti dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione sull’AfD non erano sufficienti ed il Cancelliere Friedrich Merz (CDU) ha affermato di voler piuttosto contrastare AfD sul piano politico. Nella scorsa legislatura vi fu già un’iniziativa promossa dal deputato della CDU Marco Wanderwitz, che non arrivò mai al voto. La riluttanza di molti parlamentari a procedere deriva anche dall’attuale successo di AfD nei sondaggi.
Gli ultimi rilevamenti Forsa e Insa del 4 agosto la danno in testa a livello nazionale al 28% delle preferenze e quelli per le elezioni regionali di settembre in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore registrano un consenso per AfD ancora più marcato. Per Stephan Brandner (AfD) “il dibattito sulla messa al bando del partito più forte è tutt’altro che degno di una democrazia”. Clara Bünger, vicecapogruppo parlamentare della Linke, non lo considera però un ostacolo: al contrario, gli elevati consensi nei sondaggi dimostrano come il partito blu potrebbe presto essere in grado di attuare i propri obiettivi. “Più passa il tempo, più aumenta la probabilità che la garanzia della dignità umana e il principio democratico non vengano soltanto minacciati, ma che l’AfD possa arrivare ad abolirli, quantomeno in parte”, cita ARD. Finora la Corte costituzionale ha pronunciato solo due volte il divieto di un partito: nel 1952 del Partito Socialista del Reich (SRP) e nel 1956 del Partito Comunista tedesco (KPD).