A pelle non mi piace l’accanimento che i mezzi di comunicazione di massa attuano verso questo ragazzone balzato agli onori delle cronache per le immagini televisive di sabato scorso. Capita a tutti di provare pena nei confronti dei ragazzi più deboli degli altri. La debolezza che però percepiamo è generalmente quella fisica caratterizzata da handicap o gracilità. Più difficile è riconoscere la debolezza mentale che si manifesta con limiti intellettuali, scarsa cultura, educazione carente e famiglia disagiata.

Non conosco nulla di Genny, che forse si chiamerà Gennaro, ma ho avuto in cura anni orsono un ragazzo che faceva parte degli “ultrà del calcio”. Era un ragazzone obeso che aveva una grave carenza affettiva, legata a una famiglia disastrata, che cercava di compensare con il gruppo dei coetanei. All’interno degli “ultrà” si sentiva accettato, aveva l’idea di essere apprezzato, cosa che in famiglia non succedeva mai, e di avere un ruolo. Da solo, nei rapporti personali, era buonissimo ma in gruppo poteva divenire molto aggressivo fino all’esplosività. Come studiato da molti ricercatori nelle dinamiche di gruppo si determina una diminuzione della capacità  di autocontrollo con comparsa, di solito nelle persone più fragili, di comportamenti che rappresentano le pulsioni inconsce profonde del gruppo.

Il termine “carogna” evoca  l’idea di un “corpo privo di anima”. Ho letto che questo appellativo Genny l’ha ereditato dal padre col significato di “poveraccio, sfortunato”. Sul corpaccione di Genny si sono gettati come avvoltoi torme di giornalisti e mute di politici in cerca di visibilità per ottenere qualche voto alle prossime elezioni. Tutti a deriderlo e descriverlo come il crogiuolo di tutti i mali:

  1. Mafia: se la mafia fosse rappresentata da questo omone tatuato mi farebbe meno paura;

  2. Violenza: anche se sabato lui non ha fatto nulla;

  3. Aggressività: la maglietta incriminata non inneggiava all’omicidio, ma alla possibile libertà di un condannato in attesa della revisione del processo.

Certo, capisco che la fragilità mentale può sfociare in violenza. Negli anni in cui facevo lo psichiatra nel pronto soccorso una sera mi è capitato di essere aggredito da un paziente in crisi da abuso di alcool. Fortunatamente mi diede solo uno schiaffo. Non sarei, quindi, molto contento nel trovarmi improvvisamente a tu per tu con Genny. Rimane rispetto a quest’omone tatuato e corrucciato forte senso di pena. Avverso e detesto, invece, tutti coloro che come cani rabbiosi si sono avventati su questa povera carogna.

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