Considero un atto di profonda democrazia l’accoglienza che quei “colerosi di napoletani” hanno voluto riservare al segretario leghista Salvini – naturalmente nell’ottica del dente per dente leghista – respingendo la provocazione del pover’uomo che voleva fare il gradasso in casa dell’impiccato al grido di “Vattene, lavati col fuoco”, quel coretto ormai formalizzato che gli amici del Salvini riservano ai tifosi partenopei quando seguono la squadra in trasferta. Quanto a Salvini gli va di lusso vivere questa epoca, assai più tollerante e democratica della mia giovanile, quando un provocatore del suo tipo, che si era distinto per infamia e volgarità, sarebbe stato liquidato senza troppe cerimonie sotto una montagna di “involontari” spintoni.

Il giro meridionale del segretario leghista non solo è offensivo, ma è quanto di più fasullo, politicamente parlando, che si possa immaginare. È solo mostrare dei muscoli flaccidi. La Lega è nata razzista e non ne perderemo le tracce per quattro pirlate dette in qualche piazza del Sud. Qualcuno forse si è dimenticato – chi scrive no – ma la Lega aveva come suo primario obiettivo non gli extracomunitari, ma i terroni. Sì, proprio i terroni. Gli extracomunitari sono venuti dopo.

Basterebbe tornare a Radio Radicale, a molti anni fa, quando in due soluzioni, nell’ ’86 e poi nel ’93, l’emittente decise di aprire i microfoni alle telefonate senza filtro degli ascoltatori, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul rischio di chiusura per mancanza di finanziamenti. Quell’iniziativa venne ribattezzata “Radio Parolaccia” e mostrò per intero le viscere maleodoranti del Paese, dove il nord mostrava per intero tutto il suo risentimento contro i meridionali. Quella era già la Lega. (Ho ascoltato decine e decine di bobine: illuminanti).

Adesso questa specie di “Operazione recupero” del meridione, per cui presentarsi laddove manca il lavoro e dire: avete visto cosa produce la riforma Fornero, abbattiamola!, è qualcosa di più che patetico. È purissima provocazione e come tale va trattata. 

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