Quando il pm Ilda Boccassini sentì ilcapo di gabinetto della questura di Milano Pietro Ostuni, interrogatorio da cui scaturì l’iscrizione di Silvio Berlusconi per concussione nel caso Ruby, “non aveva titolarità”, cioè non era assegnataria del fascicolo sul caso. Così il procuratore generale di Milano Manlio Minale nella sua audizione del 14 aprile scorso davanti al Csm.

L’audizione di Minale era scaturita dallo scontro, tutto interno alla Procura di Milano, tra il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. Robledo, specializzato in reati contro la pubblica amministrazione, ha accusato Bruti Liberati di irregolarità nell’assegnazione dei fascicoli, tirando in ballo, tra l’altro, l’indagine sulla minorenne marocchina che ha portato alla condanna di Silvio Berlusconi in primo grado a sette anni per concussione (ai danni del funzionario Ostuni, appunto, “pressato” perché la ragazza venisse rilasciata dagli uffici della Questura dopo un fermo per furto) e prostituzione minorile. La concussione è appunto un reato contro la pubblica amministrazione, mentre il procuratore aggiunto Ilda Boccassini è la coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia di Milano. 

Titolare del fascicolo sino ad allora era, con il pm Pietro Forno (specializzato a sua volta in inchieste sugli abusi sui minori), il sostituto Antonio Sangermano, che ai primi atti di indagine lavorava al Settimo Dipartimento della procura di Milano, ma che in seguito passò alla Dda diretta da Boccassini, portandosi dietro il fascicolo. Ma secondo Minale questo non poteva comportare che Boccassini fosse diventata in questo modo “il procuratore aggiunto di coordinamento”. Il Pg non ha però escluso che Boccassini avesse chiesto al procuratore “un’autorizzazione” a compiere l’interrogatorio di Ostuni e del funzionario Giorgia Iafrate, che era di turno la notte in cui Ruby fu portata in questura.

A seguito dei due interrogatori, il 21 dicembre del 2010 Berlusconi venne iscritto nel registro degli indagati per concussione. A questo punto, secondo Minale, Bruti avrebbe avuto “l’obbligo di interpellare” Robledo. Un’interlocuzione mancata anche sulla decisione di attribuire a Forno il cosiddetto Ruby ter (quello sulle presunte false testimonianze in aula a favore di Berlusconi, in cui il leader di Fi è indagato): un’assegnazione “ragionevole sotto il profilo dell’economia processuale” (perché il pm aveva già seguito la vicenda), ma che all’inizio avvenne senza che fosse accompagnata da una motivazione scritta né verbale. Mentre invece andava interpellato il “naturale destinatario” del procedimento, cioè Robledo, per “spiegargli” le ragioni di questa scelta.

Minale ha comunque voluto precisare che le tensioni interne non pregiudicano le indagini in corso, neppure sul fronte caldo dell’Expo: “Non c’è nessun momento in cui le indagini o l’attenzione si sono fermati, sono episodi che non hanno inciso. E i rapporti che non sono così idilliaci, non pregiudicano in alcun modo né la funzionalità del Primo Dipartimento, né quella di tutta la procura”. E ancora, parlando dei procedimenti segnalati da Robledo, Minale ha osservato che tutti “sono stati caratterizzati da indagini condotte pienamente col massimo impegno e in tempi ragionevoli”, “in alcuni casi, rapidi addirittura”. “Non si è parlato di nascondimento di notizie di reato o di insabbiamento o di tentativo di non svolgere indagini”. 

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