E’ una società sospettata di aver avuto rapporti con ditte legate alle cosche di ‘ndrangheta del crotonese l’aggiudicataria dell’appalto della Regione Lazio per la tutela dell’antico porto di Nerone ad Anzio, in provincia di Roma. Si chiama Icem, ha sede a Minturno – nel sud pontino – e lo scorso novembre ha ricevuto una interdittiva antimafia dalla prefettura di Latina. Un provvedimento che non ha però fermato il cantiere sulla costa laziale, dove i mezzi della Icem in questi giorni stanno proseguendo il lavoro di dragaggio e di realizzazione di una barriera di cemento in mare, a ridosso dell’area archeologica del porto imperiale.

La società di Minturno che si è aggiudicata la gara dell’agenzia per la tutela del suolo della regione Lazio Ardis è specializzata in lavori nelle zone costiere. Ha effettuato interventi in diversi porti italiani, con appalti importanti. I primi problemi giudiziari sono arrivati dalla Procura di Pescara che, nel marzo dello scorso anno, indagò il socio unico della Icem Carlo Amato – imprenditore originario di San Cipriano d’Aversa, nel casertano – in un’inchiesta sul dragaggio del porto, con l’accusa di turbativa d’asta. Più gravi le ipotesi formulate dai carabinieri di Crotone, che hanno svolto una complessa attività informativa sui lavori della Icem nel porto di Le Castella, poco distante da Isola Capo Rizzuto.

La società di Minturno era risultata aggiudicataria di un appalto di 960mila euro, ma sul cantiere i militari del Nucleo operativo di Crotone avevano osservato e documentato la presenza di società e lavoratori legati alle cosche della zona, che non avrebbe mai potuto avere la certificazione antimafia per aggiudicarsi i contratti d’appalto. Il rapporto venne inviato alla prefettura di Latina – competente per la città di Minturno – che ha poi predisposto l’interdittiva antimafia. Alla vigilia di Natale è scattato il sequestro del cantiere di Le Castella, che ancora oggi è fermo. Nulla è accaduto – fino ad ora – ad Anzio, dove i mezzi e gli operai della Icem stanno proseguendo i lavori affidati dalla Regione Lazio.

L’antico porto di Nerone è considerato un gioiello dal punto di vista archeologico e già prima dell’avvio delle indagini dei carabinieri di Crotone sulla Icem l’intervento era stato duramente criticato. Il gruppo di Sel in consiglio regionale nei mesi scorsi aveva presentato un’interpellanza chiedendo di verificare con attenzione i lavori nell’area archeologica: “Chiediamo chiarimenti in merito alla costruzione di un’opera a forte impatto ambientale, realizzata con l’esclusione del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale, che sta suscitando forti perplessità e preoccupazione da parte dei cittadini e dei turisti anziati che hanno subito la presenza di questo manufatto in calcestruzzo insistente sui ruderi, di grande valore archeologico, del Porto Neroniano e dell’antistante Villa Imperiale”, aveva spiegato lo scorso ottobre il coordinatore di Sel Maurizio Mariani. La normativa antimafia prevede in casi come questi l’immediata sospensione del rapporto tra la pubblica amministrazione e la società colpita da interdittiva antimafia. La Icem ha presentato un ricorso al Tar del Lazio, ma al momento non vi è stato nessun pronunciamento. La società della Regione Lazio Ardis – contattata attraverso l’ufficio stampa della giunta Zingaretti – non ha commentato la notizia.

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