Le domande a volte vanno sussurrate, questione di delicatezza. Specialmente quando l’interlocutore è costretto ad aprire il cassetto dei ricordi amari e le conseguenze delle proprie scelte. Così siamo andati nelle case per anziani, nei circoli a loro dedicati, e chi ha voluto rispondere abbiamo posto sempre la medesima domanda: “Qual è il più grande rimpianto della sua vita?”. Silenzi, tanti. Qualche lacrima, altri sorrisi sotto l’ombrello del “rifarei tutto, va bene così, oramai è tardi”; altri si sono seduti, soffermati, ci hanno pensato. E infine raccontato. Un momento, magari un attimo, la sottovalutazione di una persona, l’addio che non c’è stato, la voglia di riscattarsi. Di studiare. Di prendere la patente. L’indipendenza dal proprio marito. Sul lunedì del Fatto abbiamo raccolto decine di storie (leggi l’anteprima del giornale), con un grazie a tutti coloro i quali hanno avuto il coraggio di aprire il loro “cassetto” per tutti noi  di Ausilio, Caridi, Dimalio, Ferrucci, Musolino, Zaccariello

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