In media un italiano, considerato per quel che è capace di fare, di produrre, vale intorno ai 342mila euro. A comporre la cifra è l’Istat, che così per la prima volta diffonde in via sperimentale la stima da attribuire al capitale umano. Due parole che racchiudono un concetto complesso, che fa riferimento alle potenzialità delle persone. Non solo doti innate, ma anche tutto quello che è stato accumulato attraverso i percorsi di formazione e le diverse esperienze di vita. Variabili su cui incidono le dinamiche demografiche, le condizioni del mercato di lavoro, nonché il sistema educativo. E l’Italia, anche questa volta, si trova indietro nelle classifiche internazionali, superata dagli altri Stati dell’Ocse che hanno aderito al progetto ‘Human capital’. Un ritardo su cui pesa il forte divario di genere, con le donne ‘apprezzate’ la metà degli uomini.

A spiegare tutto è l’Istituto di statistica in un volume pubblicato in settimana: ‘Il valore monetario dello stock di capitale umano. Il rapporto presenta i risultati di un lavoro promosso dall’Ocse. “Le nuove misure – sottolinea – forniscono quantificazioni, prima assenti” che possono aiutare a determinare la vera ricchezza di un Paese, che non è solo fatta di risorse naturali e di capitale fisico, ovvero di mezzi di produzione, di fabbriche e altre infrastrutture. D’altra parte, precisa l’Istat, lo sviluppo del capitale umano costituisce “uno degli assi delle politiche dell’Unione europea”.

Per arrivare a quantificare in euro il capitale umano, l’Istituto di statistica si è basato sulla capacità di generare reddito nell’arco della vita e il valore complessivo che ne viene fuori, riferito al 2008 (non esistono altri aggiornamenti), è di 13.475 miliardi di euro, pari a oltre otto volte e mezzo il Pil dello stesso anno. Un rapporto che colpisce ma che è inferiore a quello degli altri Stati che hanno preso parte al piano dell’Ocse, stando agli unici dati confrontabili a livello internazionale, fermi al 2006. In quell’anno l’Italia presentava “una più bassa incidenza di capitale umano sul Pil nominale: 8,8 volte il Pil contro le oltre 11 volte della Spagna o le 10 volte e mezzo degli Stati Uniti”, spiega l’Istat. Davanti all’Italia anche Regno Unito, Francia e Canada.

Gli oltre tredicimila miliardi di capitale umano totalizzati dall’Italia in termini pro capite fanno poco più di 340mila euro. E’ questo il ‘prezzo’ dato all’italiano tipo, preso per le sue capacità di creare ricchezza all’interno del ciclo produttivo, a prescindere dal suo conto in banca o dai beni posseduti. E forti sono le differenze tra uomini, 453mila euro, e donne, 231mila euro (-49%), che scontano una più bassa occupazione e carriere brevi. Fin qui il calcolo ha tenuto conto delle capacità di generare ricchezza riconosciuta dai mercati. Ma l’Istat ha esteso la stima anche alle attività legate al lavoro casalingo e al tempo libero e ne deriva un valore ‘virtuale’ che vede le donne in netto vantaggio (431mila euro a fronte di una media di 407mila).

Tornando alla misurazione effettiva, che guarda alla produzione, ampie distanze passano pure tra gli under 35 (556mila euro) e gli over55 (46mila euro), un distacco che deriva dal fatto che i ragazzi hanno davanti un periodo di vita più lungo per lavorare e guadagnare. Tuttavia, precisa l’Istat, è possibile che queste stime vengano viste al ribasso dato l’alto livello di disoccupazione giovanile. Una prateria si apre anche tra chi gode di un titolo di laurea (636mila euro) e chi può vantare solo la licenza elementare o media (216mila euro). A riprova del ruolo centrale giocato dall’istruzione.

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