Nel gennaio del 2012 Mariafrancesca Garritano fu allontanata per avere parlato, in una intervista all'Observer, dei problemi e della competizione legati al cibo nel suo mondo. Ieri il tribunale del lavoro ha confermato la decisione
Il licenziamento era legittimo: Mariafrancesca Garritano non può tornare a fare la ballerina. O, almeno, non alla Scala. L’ha deciso il tribunale del lavoro di Milano che ha respinto il ricorso contro il licenziamento deciso dal teatro di via Filodrammatici nel gennaio 2012. La storia di Mariafrancesca– o, meglio, la fine della sua storia come artista – comincia quando in un’intervista all’Observer racconta il dramma dell’anoressia nel mondo della danza classica. Parla di ballerine in competizione sul palco e davanti al cibo, di disordini alimentari diffusi, di un problema che anche nel teatro milanese riguarderebbe una ballerina su cinque. A distanza di qualche settimana arriva la rappresaglia della direzione del teatro: la dipendente è venuta meno al rapporto fiduciario che la lega al datore di lavoro, per questo viene deciso il licenziamento.
La ballerina fa ricorso e intanto cerca un altro impiego ma, a distanza di due anni, è ancora senza un lavoro fisso. “Ho fatto tante audizioni all’Italia e anche all’estero. Ma ho 35 anni, per il mondo della danza sono vecchia”, spiega. Oggi si mantiene insegnando a ballare ai ragazzi dagli 11 ai 14 anni in un’associazione di Milano. È passata dall’essere una solista nel più importante teatro italiano a qualche apparizione sporadica sul palco; da uno stipendio da oltre 2mila euro al mese a un impiego da 30 euro l’ora due volte alla settimana. E intanto la liquidazione è quasi terminata. La decisione del tribunale però non se l’aspettava: né lei, né i suoi legali. “Il nastro integrale dell’intervista non è mai arrivato e non hanno sentito alcuni dei testimoni che avevamo proposto”, spiega. “So che la mia denuncia ha dato fastidio a tutti, basta guardare come hanno reagito. Mi hanno voluto dare una lezione: hanno punito me per educarne cento”. Nonostante tutto però non è pentita: “So di non avere fatto nulla di male. E quello che ho denunciato continuo a praticarlo insegnando ai ragazzi a prendersi cura del loro corpo. Nel resto del mondo è un problema che viene affrontato con l’aiuto dei medici. Qui mi hanno licenziata”.
di Alessio Schiesari
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