Quello che i cittadini imputano con maggiore severità alla politica è l’immobilismo. Dopo anni di chiacchiere, è giunto il tempo delle riforme e, nelle città, delle trasformazioni urbane. Da troppi anni l’Italia è ferma mentre il mondo si muove; siamo usciti fuori dal G8 e qualcosa deve cambiare per far ripartire il Paese. Quando sei alla plancia dei comandi, capisci che tante cose sono fatte per bloccare la tua azione: regole bizantine, ostacoli burocratici, Patti di stabilità o rischi di dissesto. Ma, nonostante tutto, per dare una risposta seria, devi agire.
Nel governo di una città, il cambiamento è costruire nuovi rapporti sociali, cambiare volto ai quartieri, soprattutto quelli in cui è più forte il disagio e la deprivazione. Per questo, come sindaco di Napoli, ho puntato da subito a promuovere e a chiudere quei cantieri, da anni aperti in città come ferite sul territorio, per rilanciare il rapporto cittadini-politica. E per dimostrare che la politica, nonostante le difficoltà, agisce, non promette: cambia, non conserva.
Da quando sono diventato sindaco, una delle sfide che più mi hanno impegnato è stata il rilancio di Palazzo Fuga, il Real Albergo dei Poveri, costruito dai Borbone: il più grande palazzo barocco d’Europa, voluto non solo per accogliere e assistere gli indigenti ma per funzionare da opificio, per produrre, insegnare e indirizzare i cittadini verso un lavoro. Oggi si direbbe che Palazzo Fuga non è solo assistenzialismo ma una politica attiva del lavoro.
Con questa idea in testa e nel cuore, abbiamo deciso di rilanciare subito l’Albergo dei Poveri, adibendolo a mostre o eventi. L’idea è promuovere la funzione sociale originale, mobilitando tutte le energie della città: privati, associazioni, imprenditori; convinti che da questa crisi in cui l’Italia è sprofondata o si esce tutti insieme o non se ne esca. Convinti che serva il vero pubblico che fa il pubblico, senza inefficienze e clientelismi, per garantire i beni comuni e i diritti inalienabili. Ma consapevoli che serva una mano da parte di associazioni e cittadini, mettendo a sistema quella spinta dal basso che è la messa in sicurezza di un territorio strappato da lacerazioni sociali. E che stiamo cercando di ammagliare e ricucire con pazienza. La politica al tempo del Patto di Stabilità è politica senza soldi. E i cittadini possono darci una mano. Grazie a queste sinergie, Palazzo Fuga, a poco a poco, rinasce. Dopo la stagione delle mostre al Palazzo, ritorniamo al futuro.
A giugno, saranno ultimati i lavori di consolidamento dei locali dedicati ad iniziative di accoglienza, in conformità con l’indirizzo originario dei Borbone. Come nel Settecento, ci sono tanti poveri che hanno bisogno di un presidio pubblico contro la marginalità sociale. A giugno, apriremo questi spazi e li integreremo con le parti all’aperto della fabbrica, destinate ad orti sociali e affidate ad enti e associazioni di promozione del territorio. Dove prima c’era un parcheggio abusivo e che ora abbiamo sgomberato, nascerà domani un bene comune: verde, per bambini e famiglie, dato in gestione direttamente a chi, anche meglio del Comune, sa cosa serve a quel quartiere.
Per mettere insieme, uno affianco all’altro, le associazioni di quartiere e quei cittadini che più di altri sentono la crisi e che hanno bisogno di accoglienza e ascolto. Perché si è tutti la stessa famiglia: non poveri, ma cittadini. Prima di tutto.
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