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Italia, popolo di poeti e navigatori. E di commessi viaggiatori

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“Italia, popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e trasmigratori”, recita la frase di Mussolini gravata con lettere fasciste sul ‘colosseo quadrato’, alias Palazzo della Civiltà italiana, all’Eur. Quella scritta andrebbe ora aggiornata e integrata: “Italia, popolo d’evasori e di commessi viaggiatori”.

Gli evasori sono vecchia solfa. I commessi viaggiatori sono storia fresca.

Il premier Letta va a Bruxelles a ‘vendere’ l’Italia della presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, nel secondo semestre 2014, e dell’Expo di Milano, nel 2015; e poi vola negli Emirati a vendere l’Italia (e l’Alitalia), raccontando che qui da noi la crisi è finita e si apre una fase di opportunità; e che siamo a un punto di svolta per la stabilità (e chissà che cosa ha raccontato dell’Alitalia, che sta su puntellata con i soldi delle Poste, alla Etihad). E prima era stato in Messico.

Ora, non è che io voglia fare il purista della politica (estera) a tutti i costi: capi di Stato o di governo e ministri d’ogni latitudine cercano, da sempre, di presentare sotto la luce migliore il proprio Paese, d’incoraggiare l’export, di richiamare gli investimenti. Ma a spararle troppo grosse si rischia l’effetto boomerang: Italia ha il tasso di crescita più basso nella zona euro e tassi di disoccupazione, globali e giovanili, fra i più alti; è il Paese dove i boiardi di Stato taroccano i titoli e intanto moltiplicano gli incarichi –e, quando vengono ‘sgamati’, tutti fanno finta di non conoscerli-; stenta a ottenere rispetto sul piano internazionale, come la vicenda dei marò dimostra (colpa dell’India?, fors’anche, ma non ci siamo mica dimenticati il balletto ‘non te li do, te li ridò’ di quando agli esteri e alla difesa, oltre che a Palazzo Chigi, c’erano dei ‘tecnici’?); e gestirà la presidenza di turno più corta che si possa immaginare, perché elezioni europee prima e avvicendamenti istituzionali poi impastoieranno, da maggio fino a novembre se va bene, l’attività dell’Ue (il che dovrebbe suggerire di non alimentare attese eccessive).

Il che non vuol dire che l’Italia non abbia potenziale e attrattiva. I margini di miglioramento sono così ampi che ci vuole poco a sfruttarli. Un esempio: secondo uno dei più prestigiosi ‘think tank’ europei, l’Ecfr, abbiamo migliorato i nostri voti in politica estera, soprattutto grazie al cambio di passo del ministro Emma Bonino rispetto ai suoi predecessori.

Lo European Foreign Policy Scorecard, giunto alla quarta edizione valuta la politica estera dell’Ue e dei 28 in sei aree specifiche (Medio Oriente e Nord Africa, Est Europa, Russia, Usa, Cina e questioni multilaterali), distinguendo, tema per tema, fra Paesi che guidano e Paesi che frenano.

Francia e Gran Bretagna si confermano i Paesi più attivi in politica estera, davanti alla Germania, e Svezia e Polonia si mantengono fra i leader. L’Italia, che nel 2011 e 2012 frenava più di quanto guidasse, ora sta fra chi svolge un’azione più propulsiva, soprattutto nel Mediterraneo e nei Balcani. Fare bene, sappiamo. E, se ce lo riconoscono gli altri, tanto meglio. Ché il ‘chi si loda s’imbroda’ è sempre attuale.

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