E’ davvero un bel momento per la democrazia italiana. Un’agonia conquistata a fatica. Svetta, per distacco, la Preside Boldrini. Da ieri non è solo la donna con una voce che andrebbe vietata – come minimo – dall’Onu.
È anche la presidente che ha usato per prima la ghigliottina vile e orrenda contro le opposizioni. Vent’anni di berlusconismo ci hanno così disabituato all’opposizione che, se qualcuno la esercita, “giustamente” viene ritenuto anomaloE dunque va zittito. 
Complimenti: del comunismo, evidentemente, la gentil signora pare aver imparato unicamente il veterofemminismo caricaturale e l’intolleranza zdanovista per il dissenso. Proprio come Re Giorgio, infaticabile comunista migliorista di destra. Lei e i tre o quattro vendoliani rimasti, oltre ad alcuni noti resistenti piddini, hanno festeggiato cantando Bella ciao (poveri partigiani, vilipesi ormai pure da chi dice di ispirarsi a loro. Se Fenoglio avesse saputo che un giorno le sue mirabili gesta sarebbero state fraintese da uno Speranza qualsiasi, avrebbe scritto al massimo Lo sfigato Johnny). In un certo senso i reduci (di se stessi) di Sel non hanno sbagliato a festeggiare: hanno appena celebrato la fine definitiva del loro partito, regalando peraltro ulteriori voti a chi vorrebbero cancellare dalla scena politica (la loro miopia è pari alla loro arroganza). Sel era già morta con quelle risate al telefono di Vendola, e tutto sommato non c’era neanche bisogno del Troiaium con la soglia di sbarramento all’8% per affossarli (Sel, al momento, se va bene supera il 2).

La Preside Boldrini ci ha comunque tenuto a disintegrare quel poco che restava di un partito che pure vanterebbe non poche eccellenze al suo interno (Fava, Airaudo). Si può dire? Con quella vocetta da robot Super Vicky para-leninista, la Preside(nte) Boldrini è una delle più grandi delusioni nella storia recente della politica italiana: supponente, sussiegosa coi potenti, per nulla imparziale e drammaticamente respingente. Lei e le quasi-femministe che hanno letto Erica Jong senza capirci una mazza, si rasserenino: non sono criticate in quanto donne, ma in quanto politiche disastrose. Oppure – si parva licet – dovremo dire d’ora in poi che anche le Santanché, le Biancofiore e le Madia sono attaccate “poiché donne” (e c’è chi lo ha scritto, tipo Gramellini).

Che dire? Grazie a chi si impegna così alacremente per regalarci questo eterno crepuscolo morale. Ieri è stata una giornata tremenda, non come quella che portò alla uccisione politica di Rodotà e alla rielezione del monarca Re Giorgio, ma siamo lì. Complimenti dunque a chi ci regala tali emozioni: alla preside Super Vicky Boldrini, al simpatico questore Dambruoso che ha schiaffeggiato la deputata 5 Stelle Lupo (che fai Boldrini, lo cacci? Oppure l’espulsione con nota annessa per i genitori è solo per i discoli che salgono in cima ai tetti per difendere la Costituzione?). Complimenti al Pd, che quando c’è da mostrare i muscoli (che non ha) a caso è sempre in prima fila. E complimenti a quei meravigliosi renziani che, con il loro coraggio da Don Abbondio arrivisti, da una parte resuscitano il Caimano con una legge elettorale vergognosa e dall’altra regalano soldi pubblici alle banche private. Fenomeni mica da ridere.

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