Uno strumento per aiutare il paese a ripartire. Con questa premessa Matteo Renzi presenta una sintesi del suo ‘Job act‘ sul quale molto probabilmente discuterà domani con il premier Enrico Letta. Il documento è diviso in tre parti.

Cruciale la terza parte sulle regole. Prevista entro 8 mesi la presentazione di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all’estero. Si punterà alla riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile.

Il segretario Pd punta anche a intraprendere un processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato e a tutele crescenti. Chi perde il lavoro avrà diritto a un assegno universale, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro.

Introdotto l’obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico. Ma presupposto dell’erogazione deve essere l’effettiva domanda delle imprese. Il programma punta su criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di performance. Renzi, come anticipato qualche mese fa, vuole la costituzione di un’Agenzia Unica Federale che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali. Infine verrà introdotta la legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei CDA delle grandi aziende.

Ma il sindaco di Firenze anche su un altro cavallo di battaglia: trasformare il SenatoRenzi scrive su E-News: “Noi andiamo in riunione dai senatori del Pd il prossimo 14 gennaio. Ci guardiamo in faccia. E a loro chiediamo di presentare il disegno di legge costituzionale per cambiare il Senato, trasformandolo in Camera delle Autonomie“.

Indica la strada prendendo spunto dal “supplemento della domenica del Sole 24 Ore”, che – prosegue – “ha rilanciato una proposta suggestiva: coinvolgere i mondi della cultura in questo organismo. Potrebbe essere una base di discussione a condizione che non sia elettivo e sia invece un incarico gratuito. Lo so, non è facile, ma eliminare il bicameralismo come lo conosciamo oggi sarebbe un passaggio storico. E sarebbe il segnale che la politica ha finalmente recepito il messaggio di cambiamento che è arrivato dai cittadini anche con le primarie. Poi, passaggio successivo, abbassamento numeri e compensi dei consiglieri regionali. Uno alla volta, per carità!”.

Cerca poi di stoppare le polemiche su presunti incontri e trattative con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale: “Mi dicono: ma vedrai Berlusconi? E Grillo? E Alfano? Sono pronto a incontrare tutti, purché si chiuda su una cosa che serva agli italiani. Se deve essere il modo di perdere tempo e prendere un caffè, lo prendo con i miei amici che mi diverto di più”.

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