Continua il balletto dei sottosegretari forzisti in seno al governo. L’ultimo, in ordine di tempo, a chiarire la sua posizione è Marco Flavio Cirillo, titolare delle delghe all’Ambiente: anche lui, come la quasi totalità dei colleghi, non molla la poltrona. Il sottosegretario intende “dare continuità al lavoro svolto finora, che sto portando avanti con l’impegno e le competenze che ho messo al servizio del Paese”. La resistenza dei berlusconiani non sembra scalfita dalle richieste di un passo indietro, dopo l’uscita degli azzurri dalla maggioranza, arrivate in particolare dagli ex compagni di partito del Nuovo Centrodestra e dallo stesso premier Enrico Letta

“Non sono eletto in Parlamento, quindi non vedo incompatibilità rispetto al mio ruolo”, è stata la giustificazione di Cirillo. “Credo fermamente – prosegue il sottosegretario – che l’esecutivo, specialmente in questo momento, non possa essere il luogo della spartizione politica delle poltrone, ma il luogo delle migliori competenze al servizio del Paese”. Competenze che, sottolinea il titolare delle deleghe all’Ambiente, ha dimostrato “in dieci anni di amministrazione locale come sindaco”. In particolare, il sottosegretario rivendica il suo “importante contributo alla strategica macroregione alpina attraverso la presidenza della Convenzione delle Alpi, che io presiedo”. E passa al contrattacco: “Se qui c’è qualcuno che ha fame di poltrone non siamo certo noi, ma chi le chiede”. Un chiaro riferimento ai vecchi colleghi del Nuovo Centrodestra. 

Proprio dagli alfaniani sono arrivate, infatti, le insistenti richieste di dimissioni dei sottosegretari forzisti. “Cugini, chi sono i poltronisti?”, era stata la provocazione di Roberto Formigoni. Anche Simona Vicari, sottosegretario allo Sviluppo Economico e fedele al vicepremier, sollecita le dimissioni dei colleghi azzurri: “La verità è che evidentemente Forza Italia, al di là delle dichiarazioni di facciata, ha deciso di rimanere al governo con i suoi uomini, i quali vogliono rimanere attaccati alla poltrona”. Chi abbandona la maggioranza deve lasciare anche gli incarichi di governo, è il ragionamento degli “scissionisti” del Pdl. Un ragionamento condiviso anche dal Presidente del Consiglio. “Mi aspetto atti conseguenti dai membri che sono al governo e che decidono di sostenere Forza Italia”, aveva affermato Enrico Letta. “Mi aspetto che tirino le conseguenze”.

Ma l’unico ad avere seguito questa strada era stato Gianfranco Miccichè, eletto con Grande Sud e sottosegretario alla Pubblica Amministrazione, che ha fatto un passo indietro venerdì 29 novembre. Jole Santelli, titolare delle deleghe al Lavoro, ha invece dichiarato di avere consegnato le dimissioni “a Berlusconi e al partito”: quindi, anche lei, per adesso rimane al suo posto. Anche Rocco Girlanda non rinuncia al suo incarico ai Trasporti, ma in compenso ha lasciato Forza Italia per accasarsi tra gli alfaniani: “Tra la linea di Fi all’opposizione e quella del Nuovo Centrodestra al governo, scelgo la linea di garantire un governo al Paese”. E’ orientato a conservare il proprio incarico anche Cosimo Ferri, ex segretario di Magistratura Indipendente e sottosegretario alla Giustizia: “Sono un tecnico”. Ancora da chiarire, invece, le posizioni di Walter Ferrazza, aderente al Mir di Gianpiero Samorì e sottosegretario agli Affari regionali, e Bruno Archi, viceministro agli Esteri.

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