“La carcerazione e il carcere non possono essere disumani. E se vale per Giulia Ligresti e non vale per tanti disgraziati, una crudeltà in più, una morte in più non faranno diventare più giusto il nostro Paese”. Così Michele Santoro apre il suo editoriale di apertura della nuova puntata di Servizio Pubblico. E sottolinea: “La Cancellieri si è presa gioco della nostra intelligenza, dicendo solennemente che lei è stata sempre amica di Antonino Ligresti”. Il giornalista mette in rilievo tutte le contraddizioni del comportamento del ministro della Giustizia e affronta minuziosamente i legami della Cancellieri con i Ligresti: “Doveva essere cosciente dei rischi che correva, ovvero del rischio di essere intercettata. Perché allora ha telefonato? Lei chiama in causa il figlio Piergiorgio Peluso, che ha scoperchiato i buchi dell’assicurazione Fonsai controllata dai Ligresti e ha contribuito a fare in modo che finisse nelle braccia di Unipol”. E conclude: “In uno Stato veramente democratica vige il principio che tutti sono sostituibili. Quando è in discussione il prestigio delle istituzioni ci si fa da parte per senso di responsabilità. Ma noi non siamo uno Stato completamente democratico. E’ lo Stato del ‘non mi lasciare’, ‘ne me quitte pas’ Cancellieri, ‘ne me quitte pas’ Napolitano, ‘ne me quitte pas’ Amato. Ma poi il Paese si svuota ed i giovani se ne vanno, e resta solo la parodia di Gigi Proietti…nun me rompe er ca…”

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