E’ il 19 aprile 2013. Alla Camera è previsto il quarto scrutinio per nominare il presidente della Repubblica. Il Pd, dopo il fallimento della corsa di Franco Marini al Quirinale, punta tutto su Romano Prodi. L’Assemblea ha acclamato questa scelta fatta dal segretario Pierluigi Bersani con un’ovazione. Ma già prima del voto e dei 101 franchi tiratori, Prodi sa bene che non verrà eletto. Lo dice alla moglie e al figlio in una telefonata: “Non passerò”. La convinzione del professore prende corpo a seguito di tre telefonate fatte nelle ore precedenti alla votazione: La prima con Massimo D’Alema, la seconda con Mario Monti e la terza con Stefano Rodotà. Le tre telefonate sono raccontate nel libro “I tre giorni che sconvolsero il Pd” (Imprimatur editore), scritto dalla deputata del Pd Sandra Zampa, in passato portavoce del Professore. “In realtà – spiega Zampa – i traditori nel Pd sono più di 101, perché so che alcuni grillini e un gruppo di parlamentari di Scelta Civica votarono per Prodi”. Una convergenze di interessi e vendette personali.  “Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi – sottolinea tuttavia Zampa – si spese molto per il professore, e probabilmente in questo gioco delle correnti vollero colpire Prodi anche per affossare Renzi”  di Irene Buscemi

 

 

 

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