La settimana scorsa ho cominciato un viaggio al mare che ha tradito non poco le mie aspettative: cercavo l’odore delle onde e un po’ di pace e invece ho trovato una nuvola di smog, una fila di camion e tanti cittadini arrabbiati. Sì, ma con chi? L’interrogativo è molto semplice: chi deve tutelare la salute dei cittadini dall’inquinamento prodotto dalle grandi navi nei nostri porti? Non si tratta di un problema di poco conto, visto che l’Italia ha un’estensione costiera di oltre 7.600 km, in cui vi sono circa 87 scali portuali.

L’Europa, che ogni tanto raccomanda e non solo impone, nell’ambito del programma “Aria pulita per l’Europa (C.A.F.E.)”, ha consigliato agli Stati membri di attrezzare i porti in modo da poter erogare energia alle navi tramite il sistema di cold ironing. In assenza di una politica governativa comune sul tema, Regioni, Province e Comuni debbono confrontarsi con le istanze dei cittadini, potendo fare poco o nulla, mentre le Authorities dei porti maggiori, pur potendo intervenire non ne sono giuridicamente vincolate. Ma il problema rimane.

Le navi, infatti, sono come piccole città e hanno bisogno di energia esattamente come il vostro appartamento, ma non usano la rete elettrica nazionale: ristorante, discoteca e l’immancabile aria condizionata stile vento siberiano sono alimentate tramite immensi generatori che creano energia bruciando gasolio senza sosta. E mentre noi siamo spinti a rottamare auto Euro 0 Euro 1 perché troppo inquinanti, nei porti italiani approdano navi costruite quando in Italia si ballava il twist.

Tramite il cold ironing, attaccando, in pratica, le navi alla spina, si arriverebbe a risultati importanti: la riduzione del 30% dell’anidride carbonica, 95% in meno di ossidi d’azoto e particolato, 100% in meno di vibrazioni. Fuori dai numeri, rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per chi vive nei dintorni. In Europa, tra i porti più avanzati nell’utilizzo dello strumento vi è Goteborg, dove una nave su tre è completamente alimentata a elettricità, compresi i cargo; e poi Stoccolma, che ha terminal di questo tipo già in funzione da anni e infine Anversa, dove il governo e l’autorità portuale hanno stanziato ingenti somme per la revisione delle strategie ambientali.

In Italia, alcune Autorità portuali hanno raccolto la sfida dell’elettrificazione delle banchine: Civitavecchia, La Spezia e Venezia hanno sottoscritto protocolli d’intesa con Enel per realizzare sistemi di cold ironing in alcune banchine, unitamente a piani di produzione energetica alternativa tramite impianti eolici, fotovoltaici e cimoelettrici (che trasformano il moto ondoso in energia). Si tratta di progetti ambiziosi di cui si parla oramai dal 2008 e, nonostante le buone intenzioni, per l’inizio dei lavori potrebbero correre anni, lustri, decenni.

In molti casi, infatti, i piani di revisione in senso ecologico delle attività portuali hanno incontrato grandi difficoltà sia per quanto riguarda il reperimento delle somme necessarie a creare le infrastrutture che per la definizione degli incentivi da accordare agli armatori per l’utilizzo dell’energia elettrica. In un contesto di forte competizione tra i porti, poi, si comprende come non vi sia gran fretta di imporre spese ad armatori che potrebbero (di rimbalzo) spostare i propri affari in porti più convenienti.

In questa gara al ribasso delle prestazioni ambientali ci rimettono tutti: i porti, che potrebbero sfruttare l’avanzamento tecnologico come strategia di marketing, i cittadini, soffocati da una coltre di fumi mortifera quanto evitabile e, in definitiva, la credibilità delle istituzioni tutte. Un passo intermedio in direzione delle esigenze delle popolazioni interessate è rappresentato dall’utilizzo di un gasolio a basso tenore di zolfo nelle fasi di attracco e durante la permanenza delle navi. Un passo intermedio che limita (ma non risolve) il problema delle polveri e delle vibrazioni, con tutte le difficoltà di controllo del caso. Sfortunatamente, però, la salute è per la Costituzione “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Se ne può ammettere una tutela intermedia?!

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