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Enrico Bondi rinviato a giudizio per falsa testimonianza sul caso Telecom

Il commissario straordinario dell'Ilva a processo per la vicenda della microspia trovata sulla sua auto quando era diventato da poche settimane amministratore delegato del gruppo di telecomunicazioni
Enrico Bondi rinviato a giudizio per falsa testimonianza sul caso Telecom
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Il commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di falsa testimonianza, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto dossieraggio illegale di Telecom Italia per la vicenda della microspia trovata sulla sua auto quando era diventato da poche settimane amministratore delegato del gruppo di telecomunicazioni.  Insieme all’ex Mr Forbici di Mario Monti andrà a processo anche l’ex capo del personale di Telecom, Roberto Maglione.

Il procedimento partità il prossimo 11 novembre a Milano. Accolte, quindi, le richieste del procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo e del pm Antonio D’Alessio. L’episodio al centro del processo risale al 20 agosto 2001 col ritrovamento di una microspia nell’auto noleggiata da Bondi, che poi si rivelò falsa. Una delle ipotesi in merito era che la microspia fosse stata messa da Giuliano Tavaroli e i suoi uomini per screditare la security di Telecom Italia, alla quale l’allora responsabile della security della Pirelli di Marco Tronchetti Provera, avrebbe ambito passare. 

Convocato dagli inquirenti il 12 novembre 2010 Bondi, che era stato scelto da Tronchetti come amministratore di Telecom a poche ore dal “bliz” di Pirelli sul gruppo, aveva escluso che l’episodio della microspia avesse avuto come conseguenza l’allontanamento dell’allora segretario generale di Telecom, Vittorio Nola, il quale poi, tramite l’avvocato Irma Conti, aveva sporto denuncia. In quella testimonianza, secondo i pm, Bondi non avrebbe detto la verità.

Come si legge nell’atto di chiusura delle indagini l’ex commissario straordinario della Parmalat avrebbe omesso “di comunicare quanto a sua conoscenza in merito alle ragioni dell’avvenuto allontanamento dalla Telecom di Nola, escludendo che tale ultimo accadimento fosse da collegare con l’evento della cimice famosa”. Che, stando all’inchiesta sui dossier illegali, sarebbe stata piazzata dagli stessi protagonisti del suo ritrovamento mossi proprio con l’obiettivo di screditare Nola. 

Maglione, poi, durante la sua testimonianza nel corso del processo sui dossier illegali, “affermava il falso e negava il vero laddove – si legge ancora nel provvedimento – dichiarava di non aver assistito (quale responsabile del personale) ad alcun incontro con Bondi e Nola”, nel quale “fu comunicato, in realtà in sua presenza, a quest’ultimo da parte dello stesso Bondi, l’immediato, improvviso ed immotivato allontanamento dall’azienda Telecom”. Nell’aprile 2011 la Procura per la microspia aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione per Tronchetti, Tavaroli e per l’ex investigatore privato Emanuele Cipriani.

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