Il tribunale del Riesame di Torino ha accolto la richiesta dei legali di Salvatore e Jonella Ligresti e ha disposto il dissequestro dei loro beni, per un valore complessivo di circa 250 milioni di euro. Il provvedimento era stato disposto lo scorso 12 agosto e riguardava alberghi, immobili, conti e assicurazioni.

Il maxi sequestro era stato disposto nell’ambito dell’inchiesta Fisher Lange, l’indagine che il 17 luglio scorso ha portato all’arresto dell’intera famiglia Ligresti e di alcuni ex top manager di Fondiaria Sai con le accuse di falso in bilancio aggravato e manipolazione del mercato. La misura cautelare era scattata in conseguenza dei nuovi accertamenti svolti dagli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Torino, coordinati del procuratore aggiunto Vittorio Nessi e dal sostituto Marco Gianoglio.

Secondo le stime delle Fiamme Gialle, il totale dei beni sequestrati (251,6 milioni), riferibili alla Fondiaria Sai (per circa 210 milioni), alla famiglia Ligresti e agli altri ex manager arrestati, era corrispondente al profitto illecitamente ottenuto attraverso i reati commessi dagli arrestati. Tesi, quest’ultima, non condivisa dai giudici del Riesame che, per questo motivo, hanno disposto il dissequestro.

I giudici del Riesame, secondo quanto si apprende, hanno invece respinto l’eccezione di competenza territoriale che era stata avanzata dai difensori, confermando quindi che il procedimento si dovrà tenere a Torino. La Procura potrebbe decidere di ricorrere contro la decisione del Riesame in Cassazione.

Sono cinque i ricorsi accolti dal Riesame di Torino. Oltre a quelli dei legali di Salvatore e Jonella Ligresti, sono stati accolti anche quelli presentati dagli avvocati di Paolo Ligresti – che sarà interrogato venerdì a Lugano, dove risiede – dell’ex manager FonSai Antonio Talarico, tuttora ai domiciliari, e della Fondiaria Sai.

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