Ci risiamo. Nelle redazioni tv tutti stanno fremendo in attesa del “videomessaggio” del pregiudicato Berlusconi.
Da quello della “calza” (il primo, con il quale annunciava di entrare in politica, mentendo in realtà sulle vere motivazioni, ossia salvare se stesso) in poi, abbiamo fatto i conti con questa abitudine tutta italiana.

Ma questa volta è diverso. Nessuno, il 17 ottobre 1931, dopo la condanna per evasione fiscale, avrebbe neanche minimamente immaginato che Al Capone si potesse presentare con un messaggio preregistrato alle radio Usa (la tv ancora era in fase sperimentale) e, soprattutto, che queste lo mandassero in onda. Senza contraddittorio. 

E noi speriamo che qualunque giornalista, caporedattore o direttore di una redazione televisiva si opponga a questo tentativo di scavalcarli, rifiutandosi di trasmettere un messaggio patinato (con o senza calza) e senza contraddittorio del pregiudicato Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita. 

E si tratterebbe proprio di appropriazione indebita del servizio pubblico nel caso, come l’ultima volta ha fatto, anche la Rai mettesse a disposizione lo spazio di un bene pubblico – pagato con il canone di noi cittadini – per il messaggio di un pregiudicato. 

Per questo abbiamo preparato, come cittadini che pagano il canone, una petizione all’Agcom – l’Autorità di garanzia del settore – chiedendole di attivarsi per  avvertire subito i dirigenti della Rai. Perché si preparino a rispedire al mittente la “videocassetta”, in quanto non esiste obbligo alla trasmissione del messaggio, perché tale obbligo vale solo quando si tratti di messaggi di pubblica utilità e la richiesta arrivi dalle principali cariche istituzionali. 

Non vorremmo che si confondessero le cariche istituzionali con i carichi pendenti.

Qui la petizione 

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