Aumai spa, catena di supermercati cinesi, è alla conquista del Nord Italia: conta 29 punti vendita tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, da Milano a Mestre fino a Parma, quasi 900mila articoli esposti in oltre 70 mila metri quadrati di superficie, 200 dipendenti, di cui sei italiani e un capitale sociale di un milione di euro. Il reame dello shopping per la casa e il fai da te. Prezzi stracciati su tutto, incluso il made in Italy. Chi ha messo in piedi questo impero è Chen Wenxu, 35 anni, presidente dell’associazione commercianti cinesi di Brescia. La forma del successo rimane top secret: lui non rilascia interviste. Di fronte al Dragone che avanza la Lega nord, in crisi di consensi, è costretta a dire addio al suo cavallo di battaglia: il mercato locale al di sopra del Po che non è riuscita a difendere. Una sconfitta? “Non solo del partito, ma di tutta l’Italia” ammette senza riserve Elisa Grazioli, segretario del Carroccio di Mantova, dove Aumai è presente con un megastore in piazza Levoni che fa la concorrenza alla grande distribuzione occidentale nei paraggi. “In città nell’ultimo periodo hanno chiuso il 35 per cento dei negozi tipici. La Lega – continua Grazioli – venti anni fa aveva proposto i dazi ma ci presero per razzisti!”. Intanto, i cinesi sbaragliano gli italiani anche al mercato: “Hanno tutti banchi di vestiti come me, così ho perso l’80 per cento guadagni” commenta un venditore ambulante nostrano  di Chiara Daina

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