Saranno scappati di notte dalle loro case, attraversando il confine con la Giordania per poi andare in Egitto, i siriani che ieri sono morti annegati in mare a pochi metri dalla spiaggia di Catania. Dovevano aver pagato migliaia di euro a testa per un posto in quella barca della “salvezza”. Certamente, erano convinti che partire da Alessandria d’Egitto, a bordo di un barcone fatiscente diretto in Sicilia, insieme ad altre 100 persone, era l’unica possibilità per rifarsi una vita, forse qui in Italia o magari il nostro paese era solo una tappa di un viaggio più lungo.

Ma ieri, un tragico destino ha voluto che le vite di questi sei esseri umani si spegnessero. Queste persone sono vittime due volte. La prima volta, sono vittime dei regimi autoritari che massacrano i loro popoli, costringendo milioni di persone a fuggire dai propri paesi. La seconda volta, però, sono vittime delle politiche d’immigrazione dei nostri scellerati governi che chiudono i confini a genti sfortunate.

Somali, siriani, egiziani e tanti altri popoli sono condannati, oltre che dalla guerra, dalla nazionalità: sono tutti consapevoli che nessuna ambasciata dei paesi occidentali concederà loro il visto d’entrata, la salvezza, a causa del passaporto.

Ma non siamo stati proprio noi ad aver stilato la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo? Non siamo forse noi a chiedere ai regimi autoritari di non violare i diritti umani? E non siamo sempre noi ad aver posto la salvaguardia dell’essere umano, il diritto alla vita, come uno dei principali pilastri delle nostre società?

Le sei vittime di ieri, insieme alle decine di migliaia di questi anni, sono morte anche a causa delle nostre leggi sull’immigrazione. Non avrebbero mai dovuto attraversare il mar Mediterraneo, questa tomba dei migranti, se fosse stato vero che ogni uomo che scappa dal proprio paese ha diritto a vivere, ad essere accolto. Se ci sono delle indagini in corso, certamente c’è d’avviarne una su quanto le nostre leggi, non solo italiane ma europee, costringono migliaia di persone a rischiare di morire in mare per raggiungere i nostri paesi. Noi dobbiamo tutelare la vita, per questo dovremmo aprire le frontiere a quei popoli che scappano dalle guerre: non chiuderle!

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