Se un ambientalista vede una cascata ne rimane affascinato. Se un produttivista vede una cascata immagina già i kWh che potrebbe produrre il salto adeguatamente sfruttato. Se un ambientalista vede il deserto ne rimane incantato. Se lo vede un produttivista pensa a quanta energia solare vada sprecata. Se un ambientalista vede un tratto di costa intatto ed un mare verde smeraldo, si ferma e si bea della loro bellezza. Se li vede un produttivista già pensa alle casette a schiera che si potrebbero realizzare a pochi metri dalla battigia. Se una catena montuosa per un ambientalista ha un fascino innato, per un produttivista può solo significare un ostacolo ai traffici. Purtroppo sono due mondi distanti, oggi inconciliabili e probabilmente tali rimarranno.

Con questo non voglio dire che per l’ambientalismo la Terra deve rimanere com’è, che l’uomo non può permettersi di modificarla o di intervenire. A parte il fatto che oggi moltissimo dovrebbe essere ripristinato, ma, a parte questo, la visione interventista dovrebbe coniugarsi con il rispetto profondo per la natura. E questo oggi manca totalmente.

Pochi giorni fa un mio amico, sensibile come me alle sorti della natura, mi ha girato un articolo di un giornale locale in cui si annunciava lo sfruttamento di un bosco in una nostra vallata alpina. Oggi le biomasse vanno alla grande. Anche qui: si vede un bosco e già si pensa di raderlo al suolo per ricavare energia rinnovabile. Peccato che il bosco per rinnovare se stesso ci impieghi centinaia se non migliaia di anni. È quello che accadrà a quel bosco. Ci sono stato un sacco di volte dentro, mi ci sono anche perso un giorno. Un gioiello integro. Dentro regnava il silenzio, rotto solo dallo stormire delle fronde e dai canti degli uccelli. Ora conoscerà lo stridio delle motoseghe.

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