Giulio Boscagli è ciellino, è stato assessore regionale in Lombardia, è indagato per peculato dalla Procura di Milano, ma è noto soprattutto per essere il cognato dell’ex presidente Roberto Formigoni. Perso l’assessorato, rispunta ora come candidato alla presidenza del Corecom. Che cos’è il Corecom? È l’authority locale di controllo e garanzia sulla comunicazione, la versione regionale dell’Agcom. Controlla gli affollamenti pubblicitari delle tv locali, vigila sulla par condicio in campagna elettorale, fa da garante degli utenti. Ma soprattutto decide come spartire la sostanziosa torta dei fondi ministeriali alle tv locali, che distribuiscono in Lombardia almeno una decina di milioni di euro: stila infatti le graduatorie in base alle quali i soldi pubblici vengono assegnati ai canali regionali (70 mila euro l’elargizione base, 3 milioni per chi fa bingo). Quasi nessuno sa che esiste, ma il Corecom c’è, lavora ed è corteggiatissimo da antenne e antennine.

Come succede spesso in Italia, l’organismo di controllo viene deciso dai controllati. Così sarà il Consiglio regionale della Lombardia a nominare i quattro membri del Corecom, mentre il presidente sarà scelto dal governatore Roberto Maroni insieme al presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo. Candidato, il cognato del Celeste. Non proprio un esperto di mass media, ma in compenso di certo sotto indagine, come altri 40 consiglieri, per aver chiesto i rimborsi regionali per spese che i magistrati ritengono non rimborsabili. Al centrosinistra piacerebbe invece che a diventare presidente fosse Stefano Rolando, professore di comunicazione, amico di Craxi ai tempi della Prima Repubblica, direttore generale del Consiglio regionale lombardo nella prima giunta Formigoni, diventato ora sostenitore di Giuliano Pisapia e spin doctor di Umberto Ambrosoli. La Lega spinge Gianluca Savoini, ex direttore della sala stampa del Consiglio regionale ed ex ufficio stampa di Maroni quando era ministro.

I quattro membri del comitato saranno scelti invece tra i 36 candidati presentati dai consiglieri regionali, cioè dai partiti (tranne il Movimento 5 stelle che non ha presentato nessuno). La tendenza è la solita: sistemare in organismi come questo gli amici, o dare una poltroncina a chi non ce l’ha fatta a conquistare una poltronciona, o far rientrare nel giro qualcuno che ha dovuto farsi da parte perché indagato e magari anche condannato, oppure piazzarvi chi ha finito la carriera politica, come se il Corecom (e tanti altri enti regionali o società partecipate) fosse un allegro cimiterino degli elefanti.

In verità, tra i 36 c’è anche una candidata che è giovane, ha ben lavorato nel Corecom uscente e ha scelto – l’unica nella storia, a mio ricordo – il metodo democratico per le candidature, e cioè la raccolta di cento firme tra i cittadini. Si chiama Marcella Volpe, ha esperienza di comunicazione per averla fatta (a Radio Popolare e in Rai) e nel Corecom precedente era entrata su proposta dell’Italia dei valori, benché non appartenesse al movimento di Antonio Di Pietro.

Nei prossimi giorni i partiti decideranno chi scegliere. Chissà se ce la farà Maurizio Gussoni, grande amico di Ignazio La Russa, che sarebbe al suo terzo mandato come consigliere del Corecom e quindi non potrebbe neppure essere candidato. O Richard Henry Rizzi, detto “baby Rizzi”, già assessore per pochi giorni nel 1993. O Monica Guarischi, sorella del già condannato e ora di nuovo indagato Luca Guarischi. O Gianluca Rinaldin, condannato l’anno scorso a due anni e mezzo di carcere per falso e truffa.

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