Il premier turco denuncia un complotto contro il governo dietro le proteste delle ultime settimane, puntando il dito in particolare contro la lobby dei tassi di interesse. “Chi ci guadagna con queste tre settimane di proteste? La lobby dei tassi d’interesse, i nemici della Turchia”, ha detto Recep Tayyip Erdogan a Samsun, sul Mar Nero, davanti a migliaia di simpatizzanti del suo partito islamico Akp. Il premier turco ha poi affermato che prima la Turchia, ora il Brasile, sono vittime di uno stesso complotto straniero teso a destabilizzare i loro governi attraverso presunti movimenti antigovernativi.

“Lo stesso gioco ora lo stanno giocando in Brasile – ha detto – i simboli sono gli stessi, i poster sono gli stessi, Twitter, Facebook sono gli stessi, i media internazionali sono gli stessi. Loro, i dimostranti, sono guidati dallo stesso centro. Stanno facendo del loro meglio per ottenere in Brasile quello che non sono riusciti ad ottenere in Turchia. E’ lo stesso gioco, la stessa trappola, lo stesso obiettivo”. Nei giorni scorsi Erdogan aveva criticato anche la stampa estera, le potenze straniere e il capo dell’opposizione Kemal Kilicdaroglu.

Questa mattina, intanto, è partita la carica della polizia anti-sommossa contro i manifestanti che sono tornati a piazza Taksim. Dopo aver intimato alla folla di sgombrare il luogo diventato il simbolo del movimento contro il governo Erdogan, la polizia ha iniziato ad usare di nuovo i potenti idranti per disperdere la folla.

Altri 31 manifestanti antigovernativi sono stati incriminati ad Ankara e Istanbul. Un tribunale della capitale ha incolpato formalmente 22 persone, che sono state poste in detenzione preventiva, accusate di avere organizzato le manifestazioni e provocato violenze. Altri nove sono stati incolpati a Istanbul. Gli agenti dell’anti-terrorismo hanno arrestato questa settimana più di 100 persone in diverse città del Paese.

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