Non ho mai conosciuto don Andrea Gallo di persona. Ho avuto, però, il privilegio, domenica scorsa, di presentare insieme a Victoria Cabello il concerto di chiusura della Festa de Il Fatto Quotidiano di Taneto di Gattatico per la sua Comunità San Benedetto al Porto al circolo Arci Fuori Orario. E ho potuto vedere da vicino tutto quello che ci ha lasciato.
 
Ascoltarlo attraverso la musica di De André splendidamente interpretata dalla band nata durante le messe del Don, gli Ostinati e contrari Zena. Zena sta per Genova, in genovese, non imparerò mai a pronunciarlo bene. E sentirlo, stringendo le mani di donne e uomini, ragazze e ragazzi, della Comunità. Sguardi con una marcia in più, sguardi che ne hanno passate di cotte e di crude, che possono raccontare un mondo meno comodo di quello a cui noi privilegiati siamo abituati e in cui ci viziamo, ma che soprattutto, senza pretese, in due parole sono in grado di insegnare come sia semplice stare bene insieme. (E’ finalmente ho capito il senso di “Tanta roba“, il titolo scelto per questa tre giorni di festa del Fatto).
 

 
Vauro è salito su quel palco e da non credente, mangiapreti, anzi mangia-bambini comunista, prima ha detto: “Don Gallo è morto”. Poi, senza essersi di certo convertito, ha detto: “Don Gallo vive nei volti della Comunità”, chiamando quei compagni uno a uno sul palco. E’ stato un gran momento, indimenticabile cantare con loro e l’amica del Don Alba Parietti – amatissima dalla Comunità – la “Bella ciao” tanto cara al Gallo. Vedere la commozione sul volto di Cinzia Monteverdi, ad del Fatto, che all’angelico anarchico ha tenuto stretta la mano fino all’ultimo istante. E ancora il piacere di ascoltare gli interventi di altri due amici doc del Gallo, il giornalista Loris Mazzetti e l’intellettuale teatrante Moni Ovadia.
 
E attorno a tutto questo, gli artisti, i cantanti che sono voluti intervenire. Tutti splendidi. I giovanissimi Flerida, un gruppo di Parma di cui sentiremo parlare in futuro. Fabrizio Moro, che mi avrà ringraziato cento volte in dieci secondi. Cisco, che sarebbe bello averne sempre uno a disposizione sul comodino per farlo cantare nei momenti di sconforto politico. La Bandabardò, che si balla sempre che è un piacere. Malika Ayane, che è una diva assoluta con umiltà da distribuire a popolazioni intere e che mi perdonerà per non esser riuscito a pronunciare bene il suo nome. I Marlene Kuntz, che era un peccato farli smettere di suonare. Irene Grandi, che mi ha fatto perder la testa, veder comete e bruciare città. I Motel Connection, che ballavano pure i sassi per mezz’ora. E i Nomadi, che sono corso a cantare finalmente sotto al palco. 
 
Tutto impossibile senza la tenacia di Cinzia. E senza Luca Motta, Amanda Pisi e Silvia De Pasquale. E il direttore Antonio Padellaro, ovviamente. Persone che solo al Fatto…
Poi il Fuori Orario. Questo posto straordinario in un luogo, Taneto di Gattatico, che sembra una cosa intergalattica a dirsi, ma è un paesino dell’Emilia, di quelli dove c’è la gente vera che stringe la mano forte. Come Franco Bassi, uno che s’incazza se lo chiami “patron” o “capo”. Uno che è uno di noi. Ma vale molto più di uno solo. Come Chicca, infaticabile, nel correre avanti e indietro, nel portarci da bere, nel trasformare in realtà le richieste più assurde aggiungendoci anche un sorriso.
 
 

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