Che “La guerra dei vent’anni” fosse un clamoroso flop (5,88 % di share con poco più di 1 milione e 400 mila telespettatori), lo si è capito dalla prima inquadratura: molto meglio se Berlusconi si fosse affidato per la seconda volta alle cure amorevoli di Barbara D’Urso.

La manipolazione dei fatti travestita da giustizia ha ricordato la tv cilena della dittatura, raccontata nello straordinario film No. I giorni dell’arcobaleno di Pablo Larraìn. Gli stessi pensionati, che insieme ad Alfano, Santanchè, Brunetta, Lupi, formano la claque del Cavaliere (le inquadrature sulle bandiere del Pdl sparse e calpestate sulla piazza di Brescia nel dopo manifestazione sono state più eloquenti delle analisi dei soliti politologi), piuttosto che ascoltare le “balle” trasmesse da Canale 5 hanno preferito il più rassicurante Un medico in famiglia di Rai 1. Un’operazione mediatica che, pur avendo il sapore della disfatta, ha il merito di aver riportato il conflitto d’interessi all’ordine del giorno.

Letta (chi tocca tv e giustizia è destinato alla morte politica), pur essendo ostaggio di Berlusconi, non potrà non rispondere alle interrogazioni del M5S e di Sel sulla necessità di avere una legge sul conflitto d’interessi. Mentre il governo ha detto no alla doppia indennità per i ministri, il Movimento di Grillo dimezza l’indennità parlamentare e discute sui rimborsi, gli eletti che hanno doppio incarico hanno l’obbligo di optare per una delle due, in Rai c’è un consigliere di amministrazione, Antonio Verro, amico di gioventù di Dell’Utri, ex dirigente all’Edilnord, assessore al demanio a Milano per Forza Italia, poi parlamentare e infine uomo di fiducia di Berlusconi nel cda della Rai.

Verro è autore di indimenticabili battaglie a favore dell’allontanamento dal servizio pubblico di Santoro, Fazio, Saviano, Dandini, Gabanelli, recentemente è salito alla ribalta dei media per essere stato tra i protagonista della diretta Rai del matrimonio di Valeria Marini. Il fido Verro, pur sapendo, come è accaduto nel primo mandato, che la carica di consigliere è eticamente incompatibile con quella di parlamentare (il 25 febbraio è stato eletto al Senato), da circa tre mesi mantiene le due cariche (compreso le indennità?) convinto di risolvere il conflitto d’interessi, non con le ovvie dimissioni, ma con l’astensione dal voto in cda.

Se il consigliere si è candidato significa che la scelta è quella di andare al Senato, ma siamo sicuri che dopo la nomina della Commissione di Vigilanza Berlusconi rinuncerà ad avere in Rai un così prezioso collaboratore?

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