Politiche di rigore e crescita, ma anche rivendicazione dell’autonomia nelle scelte politiche italiane. Come annunciato ieri, il premier Enrico Letta è andato a Berlino per incontrare Angela Merkel. Una battuta nella conferenza stampa congiunta: “Stasera a cena chiederò alla Cancelliera come si guida una grande coalizione”. Merkel ha espresso un ringraziamento a Mario Monti “per la collaborazione costruttiva”. Un augurio a Enrico Letta per il lavoro che dovrà svolgere, con un avvertimento, cordiale ma chiaro: “Ogni Paese deve fare i propri compiti” per uscire dalla crisi e “l’Italia ha già compiuto un pezzo di strada”.

Momento di tensione durante la conferenza alla domanda di un giornalista italiano: “Può spiegare dove troverà i soldi per attuare tutte le misure annunciate nei discorsi sulla fiducia alle Camere?”. Chiaro riferimento all’Imu e alle altre iniziative di breve periodo. Seccata la risposta del premier: “Confermo che manterremo gli impegni e tutto starà dentro quegli impegni. I modi e le forme con cui troveremo le risorse è roba di casa nostra e non devo spiegarla a nessuno”. Ufficialmente il riferimento era ai partner internazionali, ma la frase è suonata come un “avvertimento” anche ai media italiani. Letta non ha risparmiato qualche considerazione critica sulle politiche europee e ha respinto l’ipotesi di una “guida tedesca” nei provvedimenti economici italiani: “Noi non abbiamo nessuna intenzione di dire ai cittadini tedeschi cosa devono fare, così come sappiamo che i cittadini tedeschi non hanno nessuna intenzione di dire cosa dobbiamo fare”.

Durante l’incontro, Merkel ha fatto un’analisi sull’incertezza iniziale dell’Europa rispetto al rigore dei conti: “Se all’inizio della crisi non ci fosse stata una decisione unanime (dell’Europa sulle politiche di rigore, ndr) oggi non saremmo dove siamo”, ha affermato, sottolineando tuttavia che “noi facciamo politica per le persone, per i cittadini che hanno bisogno di lavoro. In questo senso, in Europa ora c’è molto da fare, ci sono le riforme strutturali e di consolidamento”, ha precisato spiegando che “rigore e crescita non devono essere contrapposti, anzi al contrario devono andare in parallelo”.

Letta, rispondendo ad altre domande, mette sul piatto un altro tema forte: l’antieuropeismo. Le politiche per la crescita, dice, sono necessarie affinchè i cittadini non vedano l’Europa come qualcosa di negativo. Altrimenti, “come è successo in Italia e altrove, nasceranno dei movimenti politici contro l’Europa”.

A proposito di larghe intese (e alla luce delle tensioni interne tra i due principali partiti proprio sul tema Imu), il primo dall’Italia a benedire le parole e l’atteggiamento fermo di Enrico Letta a Berlino è l’ex ministro Renato Brunetta: “Bene il presidente del Consiglio, in visita dalla cancelliera Angela Merkel. La linea bipartisan del suo governo sull’Europa comincia a dare frutti. Sul cambio di politica economica, e sulla conseguente fine del rigore cieco, con questa maggioranza Enrico Letta è paradossalmente più forte in Europa che in Italia. Perché in Europa può avere una voce sola, mentre in Italia i suoi falchi già cominciano ad alzare la posta sull’attuazione del programma di governo, a partire dall’abolizione e restituzione dell’Imu sulla prima casa”.

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